«Un riconoscimento al lavoro per far crescere i nostri ragazzi»

di Andrea Passerini Dottoressa Rando, come vive il riconoscimento che le sarà dato oggi dal sindaco, a nome della città di Treviso? «Sono commossa e onorata. E vivo un senso di gratitudine, è un riconoscimento che viene assegnato a tutto il lavoro sul territorio, in collaborazione con tante famiglie, con le scuole, con altre strutture pubbliche, e tanti colleghi». Lei è in prima linea, nell'educazione alla sessualità e all'affettività, da oltre 20 anni. «Mi piace pensare, anche perché abbiamo avuto riscontri precisi, che sia stato determinante l'assetto della cura e del rispetto per le persone, soprattutto per i bambini e i ragazzi, con cui abbiamo sempre improntato questo lavoro. E così è stato per le donne vittime di violenze, per i minori vittime di abusi, per le questioni delle mutilazione genitali femminili alle donne immigrate». Il suo lavoro è al centro di polemiche politiche accese. «Sono una professionista, ho sempre agito in questa veste per la salute e il benessere delle persone. Sono serena su quanto faccio quotidianamente. Il progetto è attivo dal 1995, è solo da due anni che movimenti politici e culturali mi attaccano. Sul piano scientifico, respingo le accuse, che ritengo infondate nel merito. Resto convinta che parli quello che ho sempre fatto, sotto gli occhi di tutti, e in linea con le direttive regionali». L'assessore Donazzan afferma il contrario. «Sono dipendente dell'Usl 9, mi attengo strettamente al piano professionale e scientifico della mia attività, non entro in altri piani. La mia attività è pubblica, ben nota ad aziende, scuole, comuni, famiglie». Come potrebbe illustrare il progetto educare alla sessualità? «Puntiamo alla crescita serena di bambini e ragazzi, con un'attenzione particolare ai temi della relazione con l'altro e fra le persone. E dunque all'amicizia, all'affetto, all'amore. La prevenzione è una priorità. Con uno stile, che in tanti anni abbiamo sviluppato, legato alla bellezza e alla poesia, all'arte. E con modalità interattive in cui i ragazzi siano protagonisti, con i loro contributi con rappresentazioni teatrali dei loro vissuti». Come si passa alla sua attività contro gli abusi? È vero che grazie al suo lavoro sono stati scoperti terribili casi di violenze? «È vero, è un'attività molto delicata che richiede estrema sensibilità, e forti sinergie con magistrati e forze dell'ordine. Recentemente è emerso un caso di molestie. Una bambina si era confidata con la cugina, dopo aver vissuto una brutta esperienza a una festa con un ragazzo più grande. La cugina le ha detto "dobbiamo parlarne a un adulto". Uno dei messaggi chiave che cerchiamo di trasmettere: è bello vedere che sia stato recepito». Anche nel convegno all'Eden aveva raccontato un caso terribile. «Un'adolescente è stata frustata dal padre che non accettava la sua relazione con un ragazzo. Aveva la schiena in carne viva. Quando la ragazza si è presentata, ha citato una poesia che avevamo letto in un incontro, sulla preziosità di ogni persona e di ogni vita. E ha ricordato perfettamente il titolo del progetto che avevamo avviato nella sua scuola. Ecco, queste cose ci danno il senso di un lavoro di tanti anni». E la realtà delle violenza domestiche sulle donne adulte? «Un fenomeno molto diffuso, purtroppo. Per questo ringrazio la Commissione pari opportunità e la consulta provinciale per la collaborazione sulle campagne di sensibilizzazione e prevenzione». Come vive queste giornate di polemiche? «Su quel che faccio sono serena. La più grande soddisfazione arriva da ragazzi e famiglie. Ma abbiamo avuto anche l'onore di vedere i nostri progetti raccontati da Rai Educational, dal Tg dei ragazzi, e da due Tg nazionali in prima serata». Ha sentito in questi giorni il nuovo direttore generale, Francesco Benazzi? «No. Devo dire che lo conosco bene, quando ho cominciato al distretto di Preganziol e Casier era il mio direttore, e all'epoca c'era un rapporto che credo di poter definire come forte stima reciproca». Tanti dirigenti scolastici, docenti e studenti hanno inviato in questi giorni attestati di stima per la sua persona e la sua attività. «Il nostro progetto coinvolge tutti, dalle famiglie ai docenti. E in tanti hanno potuto vedere direttamente, come testimoni, quel che facciamo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA