Imu su colline e montagne solo 60 Comuni sono esenti

PADOVA Perfino l'onorevole Roger De Menech, plenipotenziario veneto di Matteo Renzi, l'ha definita una «norma palesemente contraria al buon senso e inutilmente vessatoria», sottolineando che «cittadini e sindaci hanno ragione a protestare e a ribellarsi». Nel mirino del segretario veneto del Partito democratico c'è la bozza di decreto interministeriale in base al quale, per i terreni agricoli dei Comuni montani, verrebbe applicato un criterio di esenzione dell'Imu basato su tre fasce altimetriche. In pratica resterebbero esenti solo i Comuni con un'altitudine ai 600 metri (fa testo quella in cui sorge il municipio, spesso costruito a fondovalle). Per i Comuni che vantano un'altitudine compresa fra 281 e 600 metri scatterà l'esenzione parziale (limitata ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali). Infine, i Comuni non montani pagherebbero l'Imu completa. Il decreto interministeriale (che sarebbe di imminente pubblicazione) è previsto dall'articolo 22 comma 2 del decreto 66 del 24 aprile 2014 (quello, per intenderci, che ha istituito il bonus degli 80 euro), convertito nella legge 89 del 23 giugno 2014. Il problema è che entro il 16 dicembre molti proprietari di terreni, dopo un ventennio di esenzione da imposte patrimoniali, dovranno versare nelle casse comunali l'Imu relativa al 2014. Inquietante è il fatto che, in attesa dei decreti, il Dipartimento per gli affari interni e territoriali del ministero dell'Interno abbia già proceduto ai tagli del fondo di solidarietà comunale. Per restare ai Comuni capoluogo (nessuno dei quali è considerato pienamente montano), Belluno ci rimette 200.630 euro; Padova 1.690.416 euro; Rovigo 276.281 euro; Treviso 555.455 euro; Vicenza 558.355 euro; Venezia 4.953.733 euro; Verona 2.253.342. Fatti i conti, nel Belpaese resterebbero esentati completamente solo 1.578 Comuni. E in Veneto, dove le amministrazioni ammontano a 579, i Comuni completamente esenti risulterebbero solo una sessantina. Tra i più arrabbiati figurano naturalmente i sindaci bellunesi (di qui la presa di posizione di De Menech). Sono 42, su 67, i Comuni che vantano un'altitudine sopra i 600 metri: si va dai 1.475 metri di Livinallongo del Col di Lana ai 610 di Sovramonte. Tra gli esclusi, costretti a pagare, figurerebbero Lamon (594, ma pare che l'ufficio del sindaco sia proprio a 600), Longarone (473 metri) e Belluno (383). Ammontano a dieci i Comuni vicentini totalmente esenti (dai 1.090 metri di Gallio ai 672 di Altissimo - di nome ma non di fatto). Primo degli esclusi Lastebasse, con 592 metri di altitudine. Oltre i 600 metri sorgono anche otto Comuni della provincia di Verona: il più alto risulta Erbezzo (1.118 metri sul livello del mare); l'ottavo è Cerro Veronese, a quota 730. Nel Trevigiano solo Crespano del Grappa (300 metri di altutudine) e Paderno di Grappa (292) rientrebbero nella fascia dell'esenzione parziale. Appena sotto la soglia, Borso del Grappa (281), Possagno (276) e Tarzo (267). Ovviamente nessuna esenzione sarà concessa ai Comuni della provincia di Padova (Arquà Petrarca risulta a 80 metri sul livello del mare); della provincia di Venezia ("gran premio della montagna" a Noale, con 18 metro di altitudiine); della provincia di Rovigo (dove il Comune che vanta l'altitudine, si fa per dire, più significativa, è Bergantino, con ben 15 metri sul livello del mare). Sulla vicenda, nei giorni scorsi, ha preso posizione la presidente di Anciveneto, Maria Rosa Pavanello. «Le novità introdotte dal decreto», ha scritto la presidente, «violano il principio sancito nello Statuto del contribuente, che vieta di prevedere adempimenti a carico dei contribuenti prima di 60 giorni dall'entrata in vigore di provvedimenti di attuazione di nuove leggi». Claudio Baccarin