Renzi, messaggio dagli Usa: «Basta piangersi addosso»

ROMA La "missione di fiducia" di Matteo Renzi in America inizia davanti ai responsabili di 150 start-up italiane nella Silicon Valley di San Francisco, California. È a loro che il premier assicura: «Faremo di tutto per cambiare» il Paese. E al Paese lancia un messaggio, un concetto già detto, ma ribadito: «L'Italia ha una straordinaria chance, quella di smettere di piangersi addosso, di raccontare solo le cose che non vanno» dice serio il premier dal pulpito dello Yacthing club. Ma per farlo, continua, «ci sono delle cose che vanno cambiate in modo quasi violento: un cambiamento radicale e strutturale, profondo, su tutto». Il riferimento sembra essere al jobs act e anche alla discussione accesa con i sindacati sull'articolo 18. Una questione aperta che ha lasciato a Roma e che infuria. Ma il presidente del Consiglio, nella prima tappa del tour negli States, che toccherà poi New York (dove oggi farà un intervento all'Assemblea generale dell'Onu) e Detroit, insiste sulla «rivoluzione» di cui ha bisogno il Paese, non intende arretrare di un passo davanti alla battaglia sul lavoro, né gli interessa se «qualcuno si arrabbierà per far avanzare tutti». E se, in effetti, in Italia si litiga, a San Francisco, invece, gli ideatori di start-up, gli scienziati italiani della Nasa, e anche i top manager di Twitter e Yahoo (sedi visitate da Renzi), sono fiduciosi. Loro ci credono che l'Italia possa superare le sue debolezze. E i ricercatori italiani, soprattutto, chiedono che si investa «nei suoi punti di forza, i software, la moda, il design». Discorsi che esaltano Renzi che racconta di «essere preso per matto come se volessi fare terapia di gruppo» quando in Italia esalta le nostre eccellenze. Ma il premier sa che ci sono «inaccettabili punti di debolezza» del nostro Paese e che se «San Francisco è la capitale del futuro. Il rischio dell'Italia è di città straordinariamente belle, ma città del passato». Ai giovani imprenditori e a un gruppo di borsisti Best (programma di scambio che ha permesso di creare 26 aziende e attratto 40 milioni di dollari di investimenti in Italia), il premier spiega di non credere alla cultura dei «cervelli in fuga». «Non vi chiedo di tornare a casa ma di andare avanti e lavorare per cambiare il mondo» dice. «Se poi vorrete darci una mano - aggiunge - siete benvenuti, ma l'obiettivo è fare in modo che torniate non per le pappardelle o il vino ma perché l'Italia è diventata un Paese che guarda al futuro». Alla fine dell'incontro, il sindaco di San Francisco, Ed Lee, dona a Renzi le chiavi della città. Ma lui che si dice «contento» di fare il premier e rivendica di «non avere «né padrini né padroni», vuole governare l'Italia, e lo fa convinto che gli italiani, «stanchi di certi riti e di una certa politica», lo vogliono a palazzo Chigi. Così il premier fa capire che andrà avanti per la sua strada pur di rendere l'Italia «un paese semplice», con una pubblica amministrazione trasformata «in una nuvola», una giustizia amministrativa «senza arretrati», un mercato del lavoro «più aperto», e quindi in grado di attrarre di nuovo investimenti. (a.d'a.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA