La paura dipinta sui volti dei giovani atleti trentini

FELTRE Una ragazzina mantiene la testa bassa, mentre si preme la borsa del ghiaccio sulla fronte, coprendo i segni rossi delle botte. La sua vicina ha l'orecchio medicato, un'altra ha la mano fasciata e tanta voglia di parlare, tanto che ha convinto un'infermiera a inginocchiarsi amorevolmente di fianco a lei per ascoltarla mentre le elenca le capitali d'Europa. Poco più in là c'è un bambino con indosso una maglietta dalla scritta "Letizia", il retro è completamente sporco di sangue. Sono nove in tutto e sono tutti seduti su sedie a rotelle, parcheggiati nella sala d'aspetto del pronto soccorso dell'ospedale di Feltre, in attesa che qualche familiare arrivi a prenderli dal Trentino, cercando nel frattempo qualcuno dello staff medico da cui farsi consolare. Se la sono appena vista brutta, finiti fuori strada con l'autobus appena dopo la frazione di Carpen, mentre stavano andando a Lignano per fare una gara di nuoto e un fine settimana di vacanza. E invece un brutto incidente ha interrotto all'improvviso tutti i loro piani. La maggior parte di loro ha riportato solo qualche escoriazione e qualche taglio, assieme a tanta, tanta paura. Solo tre di loro sono in condizioni gravi: una ragazzina di 14 anni è subito stata accolta dal reparto di chirurgia per essere operata alla milza, verrà trasferita poi in rianimazione. Gli altri due sono stati spostati d'urgenza, uno al reparto di neurochirurgia di Belluno, l'altro a Treviso con l'elicottero. I genitori cominciano ad arrivare già un'ora dopo l'incidente, assieme alle prime forze dell'ordine, polizia locale, vigili del fuoco, anche il direttore generale Adriano Rasi Caldogno, che fa la spola tra il suo ufficio e il pronto soccorso assieme al prefetto Barbato e al questore Ingrassia, allertati subito della «grande emergenza». Sono 21 le persone accolte dall'ospedale di Feltre, altre 18 sono sparse per le strutture di Belluno, Montebelluna, Castelfranco e Treviso. L'apprensione è tanta, ma la tensione subito si scioglie quando gli occhi delle mamme incrociano quelli dei loro figli, malconci ma vivi. I primi controlli vanno avanti a ritmo serrato, nel frattempo arriva anche la psicologa per dare un supporto ai ragazzi più scossi. È un andirivieni di giacche rosse, blu e di camici bianchi, ma alla fine la situazione si tranquillizza, tanto che qualche genitore trova anche la forza di parlare: «Stavamo percorrendo la Feltrina per caso, siamo partiti io e mia moglie con l'idea di prendere l'autostrada, ma all'ultimo abbiamo preferito fare il giro per Feltre», racconta Gianni, papà di Giovanni, 11 anni e solo qualche botta addosso, «eravamo dietro l'autobus di una decina di chilometri. È stato un caso essere passati per di qua, ma grazie a Dio non è successo niente di grave». La pediatria viene allestita per accogliere qualche genitore per la notte, ma la gran parte delle famiglie riesce a rientrare a casa subito. Francesca Valente ©RIPRODUZIONE RISERVATA