«Le politiche di resistenza ormai non bastano più»

L'impoverimento della famiglie è un dato purtroppo incontrovertibile, anche se ci mancano i dati aggiornati. Ma non è un caso se in 4 anni le persone che contattano i nostri uffici per chiedere lavoro sono passate da 70 mila a 160 mila. Siamo coscienti della gravità della situazione: le politiche di resistenza non bastano più, il quadro è molto, molto serio anche nel Veneto. Alla perdita del lavoro, si aggiunge quella del reddito: le famiglie trevigiane e venete sono allo stremo, colpite frontalmente dalla crisi anche nel cuore profondo del modello Nordest. La cassa integrazione, o il sussidio di disoccupazione non possono pareggiare le entrate precedenti, puntualizza Rosato, il Veneto è passato i pochi anni dal 3,5 al 7% di disoccupazione. In questo contesto, aumenta sensibilmente il tempo della disoccupazione, per la stagnazione del mercato e il sostanziale azzeramento di turnover e mobilità. Tutti fattori che aggravano la situazione delle famiglie: né il 2013 fa vedere segnali di rallentamento, figurarsi di controtendenza Sergio Rosato, direttore di Veneto Lavoro, l'ente strumentale della Regione che segue l'occupazione in Veneto, monitora costantemente i numeri su cassa integrazione (cig), disoccupazione, redditi. E dal suo qualificatissimo osservatorio ha il polso della situazione come pochi. E il suo responso è tutt'altro che fausto. Se prima chi usciva dal mercato del lavoro, anche all'inizio dell crisi, trovava una nuova occupazione in pochi mesi, o veniva accompagnato all'uscita con incentivi, spiega, ora anche dopo 1 o 2 anni si resta senza lavoro. E intanto la crisi ha allargato la fascia dei disoccupati a quadri, tecnici, colletti bianchi: nuovi nuclei, un tempo non toccati da questi processi. Il guaio è che l'allungamento dell'età pensionabile non libera più posti, e impedisce anche quegli accompagnamenti con incentivi e altri strumenti. Il mercato è sostanzialmente bloccato. Non trovano occupazioni nuove i lavoratori fra i 55 i 60 anni, e intanto restano a casa anche i quarantenni e i lavoratori fra i 50 e i 55 anni. Prospettive a breve? Premesso che a livello generale la situazione del Veneto, e dunque che della provincia di Treviso, presenta ancora indicatori migliori rispetto ad altre realtà italiane e dell'Europa, va tenuto contro che qui la crisi ha avuto un impatto diverso che altrove, spiega, perché il tessuto ha tenuto alla prima ondata del 2009, che invece altrove ha prodotto serie conseguenze. Ma è arriva una sorta di piena nel 2012, che continua anche in questo scorcio di 2013, e ha creato una caduta quasi verticale. Se Rosato stronca ogni possibile ottimismo, lo fa solo per professione di realismo. La tendenza dei vari indicatori non fa ancora intravedere segnali confortanti, e questo perché appunto la caduta di questi ultimi 12-18 mesi è stata fortissima, continua, pensiamo solo agli ammortizzatori. Da un lato, la chiusura di molte aziende aumenta il fabbisogno. E attenzione, adesso la crisi a Treviso e in Veneto colpisce il tessuto più sano della nostra economia. Dall'altra le entrate dell'Inps sono stabili o minori, perché diminuiscono anche le quote dei lavoratori. ©RIPRODUZIONE RISERVATA