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di Alberto Flores d'Arcais wCHICAGO Non sarà scaramantico, come sostengono i suoi più fidati consiglieri, ma questa mattina Barack Obama ripeterà il rituale che lo accompagnò nel trionfo di quattro anni fa: giocare a basket con gli amici di sempre. Reggie Love, l'ex giocatore della Duke University e coach personale del presidente è già stato allertato per email, «martedì mattina si gioca». Se il basket lo rilassa Obama dovrà giocare qualche minuto in più del 2008. Quattro anni fa all'election day era arrivato sull'onda dell'entusiasmo, i suoi slogan (cambio e speranza) erano risuonati in ogni angolo d'America, la vittoria era a portata di mano, quasi certa. Oggi la situazione è diversa. Gli ultimi sondaggi sembrano favorevoli al presidente, lo "staff" che in tempo reale aggiorna la situazione manifesta un crescente ottimismo, dall'Ohio arrivano buone notizie e il sito RealClearPolitics (che fa una media di tutti i sondaggi) si spinge a dire che Obama potrebbe guardagnare ben 303 voti elettorali (la maggioranza per vincere è 270). Sondaggi che, più si avvicina il momento del voto, più appaiono poco attendibili (Gallup insiste nell'assegnare la vittoria a Romney). Sono troppe le variabili. I voti anticipati (ieri c'erano ancora code di ore in Florida), quelli per posta e dei militari all'estero, l'affluenza. E sarà soprattutto quest'ultima a fare la differenza. Quattro anni fa venne superato il 60 per cento, Obama riuscì a portare al voto in massa giovani, neri, latinos, donne. Oggi sono troppi quelli che ancora non hanno deciso se votare o meno, delusi soprattutto dal presidente (quindi democratici). «Abbiamo fatto troppa strada, ora non possiamo tornare indietro». A Madison - in quel Wisconsin che sembrava già vinto e che negli ultimi giorni (anche grazie a una massiccia dose di spot tv da parte di Romney) è tornato in discussione - Obama ha iniziato ieri mattina il suo ultimo «tour de force» elettorale. Accompagnato da un sostenitore d'eccezione come Bruce Springsteen, che in questi giorni si è speso come pochi per convincere i fans ad andare a votare e, naturalmente, a votare per il presidente. Come fosse un membro della Casa Bianca, la rockstar del New Jersey ha avuto un posto privilegiato sull'Air Force One, pronto a presentare Obama - e a cantare le sue canzoni - anche negli ultimi appuntamenti: Columbus (Ohio), Des Moines (Iowa). Grandi folle ai comizi, altro segnale positivo, sostiene il «guru» della campagna David Axelrod. Il presidente ripete il suo credo: «Vogliamo un'America più forte e non più debole, dove ognuno possa contare su un'assicurazione sanitaria. Crediamo che un paese sia migliore quando le persone possono contare su Medicare e sul Social Security nella parte finale della loro vita». Si è sgolato fino all'ultimo, tanto che oggi rischia di essere completamente senza voce. I punti di forza. Sono le donne uno dei maggiori punti di forza per Obama. Nonostante Romney avesse recuperato consensi nell'elettorato femminile, il divario tra lui e Obama è ancora troppo netto. Le gaffes «antifemministe» di diversi candidati repubblicani hanno facilitato il lavoro degli uomini del presidente. Anche tra i giovani Obama è largamente in testa, ma sono loro i più delusi dal primo mandato ed è infatti a loro che vengono dedicati gli appelli di questi ultimi giorni. L'uragano Sandy ha dato certamente una mano. Grazie alla visibilità tv e al «tour bipartisan» nel New Jersey con il governatore repubblicano Chris Christie. I punti deboli. La crisi economica è il tallone di Achille della campagna democratica ed è su quella che ha puntato Romney, soprattutto in Stati decisivi come l'Ohio, il Wisconsin, l'Iowa e addirittura in quella Pennsylvania che è da sempre una roccaforte del partito dell'asinello. Destinatari del messaggio i maschi, bianchi e di classe medio-bassa, che con più sono stati colpiti dalla crisi economica in zone un tempo ad alta concentrazione industriale. Obama ha giocato sulla difensiva, rilanciando però sulla questione dell'industria dell'automobile, da lui salvata. E facendo di una riuscita frase ad effetto del vicepresidente Biden ("Bin Laden è morto, la General Motors è viva") uno slogan nazionale. La partita decisiva - Si gioca in una decina di Stati (forse meno). Da questo punto di vista il presidente uscente ha un grande vantaggio. Gli basta conquistare un grande Stato (Ohio o Florida) oppure tre-quattro degli Stati in bilico che hanno meno voti elettorali. Romney invece deve vincerli tutti. Soprattutto quell'Ohio che nessun presidente repubblicano vittorioso ha mai perso. ©RIPRODUZIONE RISERVATA