La vendetta di Luca De Fusco


No Luca, no party. La 'vendetta" per Luca De Fusco, fino a pochi mesi fa direttore del Teatro Stabile del Veneto - non riconfermato, contro i suoi desideri e con qualche polemica - per fare posto ad Alessandro Gassmann, è un piatto che si serve freddo. In questo caso, portando via allo Stabile e a Vicenza gli Oscar del Teatro, i Premi Olimpici che da sette anni venivano organizzati all'Olimpico, sotto l'egida dell'Eti, l'Ente teatrale Italiano. I Premi diventeranno itineranti senza più una sede fissa - curati da Eti, Agis e Rai - e dovrebbero quest'anno 'emigrare" in Sicilia. De Fusco - che se ne considera l'inventore - ha anche cercato di depositare a suo nome il marchio degli Olimpici, non più tali.
Ad appoggiare De Fusco nello 'scippo" degli Oscar del Teatro sarebbe stato il suo grande elettore, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, grande appassionato di teatro e immancabile alla consegna dei riconoscimenti annuali al movimento teatrale italiano. Non una parola di spiegazione infatti è stata data al presidente del Teatro Stabile del Veneto Laura Barbiani dall'Eti per il cambiamento, ma solo l'annuncio che la convenzione annuale con lo Stabile per gli Oscar all'Olimpico di Vicenza non sarebbe stata rinnovata e che i Premi avrebbero cambiato sponsor e caratteristiche, unendosi tra l'altro al Biglietto d'Oro dell'Agis, il riconoscimento assegnato dal pubblico. Barbiani fa per ora buon viso a cattivo gioco, in attesa di capire se e come l'Eti 'risarcirà" il Teatro Stabile che per sette anni ha investito sugli Olimpici, spendendo complessivamente circa un milione di euro per le serate finali. Ma i toni, ovviamente, potrebbero cambiare se non sarà cosi. «Questa rinuncia agli Olimpici dopo sette anni per noi è stata una sorpresa - commenta infatti Laura Barbiani - anche per il modo in cui è stata attuata dall'Eti. Nell'assemblea dei Soci dello Stabile non è mancato un forte disappunto per ciò che è accaduto. Osserviamo che i Premi sono stati modificati anche sotto il profilo organizzativo e aspettiamo perciò di capire dall'Eti se verrà mantenuto un rapporto con il nostro Teatro. Sulla base delle risposte che riceveremo, ci regoleremo». Ma, anche se su questo dalla presidenza dello Stabile non arrivano commenti e giudizi, è evidente che l'ombra di De Fusco si staglia dietro questa decisione dell'Eti, ricordando anche l'addio burrascoso del regista napoletano allo Stabile.
In aperta polemica con la scelta di Gassman aveva dichiarato che il suo sostituto «già nella sua recente direzione dello Stabile dell'Aquila non ha potuto assicurare la sua presenza in sede, a causa di tutti i suoi impegni televisivi e cinematografici. Figuriamoci in un teatro che opera in tre sedi: Venezia, Padova, Vicenza». Su questo punto le parole di De Fusco sembrano in parte profetiche, perché in oltre tre mesi di incarico il neodirettore si sarebbe visto in laguna una volta sola, passando le consegne a un suo uomo di di fiducia. Resta però il fattore negativo della perdita della fresca tradizione degli Olimpici, che portavano comunque sul Veneto e su Vicenza almeno per una sera l'attenzione di tutto il teatro italiano. Ma, anche in questo caso, più che le motivazioni culturali, contano, come sempre, quelle politiche.

Enrico Tantucci