Quando la mafia decimò la famiglia di Buscetta


PALERMO.Vendette e ricatti. Nella lunga storia della malavita organizzata gli ex amici che hanno cominciato a «cantare» sono sempre stati puniti. Il caso più famoso è di certo la vendetta su Tommaso Buscetta. Quando nel 1981 Buscetta lasciò l'Italia e si nascose in Brasile, per la sua famiglia fu come firmare una condanna a morte: undici i parenti uccisi. Il 21 settembre del 1982 sparirono due dei suoi figli, Antonio e Benni, sequestrati, torturati e uccisi perché svelassero il luogo dove si nascondeva. Il 26 e il 29 dicembre dell'82 fu ucciso dentro la sua pizzeria Giuseppe Genova, marito di Felicia, figlia di Buscetta. Il 29 toccò al fratello di Masino, Vincenzo, e al nipote Benedetto, uccisi dentro la vetreria della famiglia. Il 6 luglio del 1984 Buscetta cominciò a raccontare fatti e misfatti di Cosa nostra. Il 7 dicembre fu ucciso anche il cognato Pietro Busetta.
E fu una vedetta anche quella che portò all'omicidio, in una sola giornata, della madre, della sorella e della zia del pentito Francesco Marino Mannoia, chimico di fiducia dei corleonesi capace di affinare in una sola giornata chili e chili di brown sugar. I suoi parenti furono uccisi, nel novembre 1989, a due mesi dai primi verbali resi da Mannoia davanti al giudice Giovanni Falcone. Ancora una vendetta dietro l'atroce fine del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio di Santino, uno degli stragisti rei confessi di Capaci. Il piccolo Di Matteo fu sequestrato a 11 anni in un maneggio alla periferia di Palermo da una squadra di finti poliziotti che - dissero - dovevano accompagnarlo dal padre che già viveva in una località protetta. Il bambino in cambiò almeno sette covi e fu strangolato e sciolto nell'acido nel 1996, il giorno in cui a Giovanni Brusca fu confermato l'ergastolo in Cassazione per l'omicidio dell'ex esattore Ignazio Salvo.

Sara Scarafia