Bimbo ucciso dalla circoncisione


TREVISO. Evidence Obosee Prince Aseh avrebbe compiuto due mesi il 19 giugno. Ieri mattina è morto dissanguato nella sua culla il giorno dopo la circoncisione clandestina praticata in casa. Il bimbo nigeriano era il figlio di una coppia di immigrati regolari da poco trasferiti a Visnadello in via Gritti 173. Fermata con l'accusa di omicidio preterintenzionale e esercizio abusivo della professione medica, una loro connazionale di 43 anni. Gli uomini della Mobile l'hanno bloccata a Meolo, nel veneziano.
Una morte terribile quella del piccolo Evidence. Per tutta una notte, tra mercoledi e giovedi, i genitori lo hanno vegliato senza riuscire a fermare l'emorragia, gli hanno cambiato ripetutamente i pannolini e i vestitini. Solo all'alba si sono resi conto che il neonato respirava a fatica e hanno chiamato il 118. Ma era troppo tardi. Nell'appartamento, posto sotto sequestro dalla magistratura, gli uomini della polizia scientifica di Padova non solo hanno trovato tracce di sangue ovunque, ma anche i vestiti che portava il piccolo.
La posizione di Austine Prince Aseh e della moglie Edit, entrambi poco meno che trentenni, è al vaglio degli inquirenti, ma sembra che i due non si siano resi conto della gravità della situazione. Molto probabilmente, per inesperienza e ingenuità, hanno creduto che tutto quel sangue fosse normale dopo l'intervento di circoncisione. Un intervento scelto per motivi religiosi. La coppia fa parte della comunità che frequenta la chiesa Cristiana Evangelica molto diffusa in Nigeria. Purtroppo, quando hanno lanciato l'allarme per il piccolo non c'era nulla fare.
Sono le 6,30 di ieri mattina quando il padre Austine chiama il Suem di Treviso: «Correte mio figlio sta morendo». Un'ambulanza parte dal Ca' Foncello per Visnadello, ma i sanitari incrociano lungo la strada l'auto con a bordo la coppia di nigeriani che, nel frattempo, ha caricato il bambino in macchina. Quando il piccolo arriva in pronto soccorso è già morto e il referto parla di «arresto cardiaco dovuto a shock emorragico» e indica «segni di circoncisione». I genitori vengono subito portati in questura dove vengono interrogati separatamente dagli uomini della Mobile, coordinati da Riccardo Tumminia e dal pubblico ministero, Giuseppe Salvo. Dopo ore, la coppia crolla e fa il nome della donna che la sera prima ha operato nella loro casa il figlio. Si tratta di una nigeriana di 43 anni, regolarmente residente a Meolo da anni, dove è titolare insieme al marito italiano, di un phon-center con annesso un piccolo emporio.
Due ispettori della Mobile la bloccano intorno alle 16 mentre la donna sta andando proprio ad aprire il negozio. In quel momento non sa ancora che il piccolo Evidence è morto. All'inizio cerca di negare qualsiasi coinvolgimento, poi davanti al capo della Mobile, Tumminia confessa: «Quel bambino l'ho operato io ieri sera. Sono andata a casa loro, ma quando sono andata via, stava bene». Quelle parole fanno emergere un quadro inquietante: non è la prima volta che la nigeriana praticava le circoncisioni casalinghe. «Lo facevo al mio paese e ho continuato a farlo anche in Italia. Mi chiamano e vado nelle case». E cosi è stato anche per Austine e la moglie Edit che l'avevano incontrato frequentando la chiesa Cristiana Evangelica di Mestre. Si erano messi d'accordo anche sul prezzo. C'era una tariffa a circoncisione. La donna è stata fermata nella notte con l'accusa di «omicidio preterintenzionale e esercizio abusivo della professione». Anche i genitori del piccolo rischiano l'incriminazione.

Fiammetta Cupellaro