Radicchio-express, negli Usa in giornata

Il radicchio si alza prestissimo al mattino, prima dell'alba, perché deve essere a New York entro sera: lo aspettano per cena, fresco di giornata. Quella dei fratelli Lino e Paolo Franchetto, azienda agricola a Santa Cristina di Quinto, è la storia quasi incredibile del radicchio-express: in un giorno passa praticamente dal campo alle tavole dei migliori ristoranti newyorkesi, attraversando l'Atlantico con un blitz. I fratelli Franchetto si alzano prima del sole, alle cinque. Alle sette e mezzo hanno già lavato e pesato 120 colli, ovvero quasi 500 chili di radicchio rosso di Treviso.
Fanno veloci con documenti e certificazioni, perché tra bollettini e timbri di qualità (una piccola odissea burocratica) il tempo corre. Alle 10 arriva il corriere, che prende il carico e lo porta a Tessera. Dall'aeroporto veneziano il radicchio prende il volo, e atterra a New York quando qui a Treviso sono quasi le otto della sera, ma il fuso orario è amico: li l'orologio è sei ore indietro. C'è tutto il tempo, insomma, di consegnare il radicchio viaggiatore ai migliori ristoranti della città, che nei menu della serata possono fare un figurone con il 'fiore" trevigiano raccolto (anche se dalla vasca, non proprio dal campo) in giornata.
Il viaggio si fa una volta la settimana, anche se ora il radicchio dei fratelli Franchetto si è preso una pausa. «Lo abbiamo fatto per circa quattro anni, riprenderemo presto con un altro distributore - racconta Lino - è un lavoraccio, ma ci permette di sfondare in un mercato importante». Come il prosecco, il radicchio ha bisogno di diventare cultura, oltre che coltura. «Gli americani lo pagano bene, fra i 12 e i 15 dollari al chilo - dice Franchetto - mentre qui non si arriva alla metà». Organizzare il viaggio-lampo non è facile, insomma, ma il gioco vale la candela. Gli ostacoli sono diversi, da quelli logistici (il radicchio non può partire dall'aeroporto di Treviso, manca l'autorizzazione per i prodotti deperibili) a quelli burocratici (per ogni spedizione deve arrivare da Verona un emissario dell'Ice, istituto per il commercio estero). La produzione destinata al mercato americano è circa il 15% del totale di quella dell'azienda di Quinto. «Ora, dopo il periodo di 'pausa" - dice Franchetto - con una nuova rete distributiva puntiamo ad aumentare i volumi sul mercato statunitense, anche se il momento non è dei migliori visto il cambio euro/dollaro». Il resto della produzione finisce invece nei supermercati locali, Lando in primis. «Pagano il giusto e rispettano il nostro lavoro - dice Franchetto - non credo che tutti i nostri colleghi possano dire lo stesso, purtroppo».

Più campi per tutti.Il settore, infatti, soffre. Il meccanismo della domanda e dell'offerta si inceppa, producendo distorsioni che non fanno bene ai produttori. Aumentano i costi, per esempio quelli del gasolio, e la 'risposta" delle aziende è quella di aumentare i volumi di produzione. Se fino a qualche anno fa la media era di tre campi per ogni piccola azienda, come sottolinea la Cia (confederazioni agricoltori) di Treviso, oggi si supera la decina. Questa invasione di prodotto, però, abbatte il prezzo: il circolo vizioso è difficile da frenare. Nel 1996 il prezzo al produttore del rosso di Treviso era di circa cinquemila lire, oggi oscilla attorno a un euro. «Il radicchio oggi non vale niente - estremizza Giorgio Feston, vicepresidente provinciale Cia - tante aziende familiari hanno chiuso e altre sono in difficoltà, e saranno costrette a licenziare i collaboratori».

Diffida alla Bonduelle.Altro problema: le imitazioni. Ci si mettono di mezzo pure i colossi come la Bonduelle, principale azienda italiana nel settore delle insalate pronte. Secondo la Cia di Treviso, infatti, la Bonduelle utilizzerebbe radicchio 'generico" spacciandolo per rosso di Treviso. Dal consorzio di tutela della Marca è partita - con il tramite dell'istituto repressione frodi che fa capo al ministero delle Politiche agricole - una diffida all'azienda: non usate il nome di radicchio di Treviso per un prodotto che non è Igp (indicazione geografica protetta). Il prossimo passo potrebbe essere addirittura una causa legale.

Radicchio all'inglese.Il rosso di Treviso tardivo, la sua unicità e i suoi rigorosi procedimenti di coltivazione hanno conquistato ampio spazio sul quotidiano inglese Financial Times, portando la città di Treviso e la sua produzione agroalimentare alla ribalta - ancora una volta - della scena internazionale. Un lungo articolo pubblicato sabato 8 marzo ha raccontato l'esperienza vissuta dall'inviata Madeleine Johnson, sotto la guida di Luca Giavi del consorzio tutela radicchio rosso di Treviso e variegato di Castelfranco Igp, alla scoperta del territorio e delle caratteristiche ambientali, delle condizioni climatiche e delle tecniche di coltivazione che ne fanno una delle eccellenze della produzione locale. Una giornata fra campi, incontri con produttori, degustazioni, organizzata in occasione della manifestazione promozionale «Rossotreviso Rosacastello», che ha fornito l'occasione anche per promuovere la conoscenza delle bellezze del territorio.