E' scomparso Giovanni Netto


TREVISO.E' morto nel suo studio, il luogo che più amava in assoluto, in mezzo ai volumi che ne avevano accompagnato ricerche dense e appassionate, tutte dedicate a Treviso e alla Marca. Lo storico Giovanni Netto se ne è andato in pace, a 84 anni, nella sua abitazione di via Lorenzo Da Ponte. «Ultimamente aveva smesso di scrivere perché si sentiva un po' stanco - ricorda la moglie Carlotta - ma nella sua vita la priorità era sempre stata la storia, per studiare e scrivere aveva persino scelto la pensione anticipata dall'insegamento. La ricerca e la scrittura erano il suo vero interesse».
Storia, insegnamento, ma anche impegno politico e sociale, da solido cattolico. Laureato in lettere, poi insegnante e preside alle medie di Casale, aveva fondato la media «Europa» a Zero Branco. Sin da giovane, l'impegno nella Dc. Nel 1945 è già addetto all'organizzazione, poi sarà giornalista al «Popolo del Veneto», prima di entrare in giunta come assessore alla Pubblica istruzione, prima con il sindaco Chiereghin, poi con Marton.
Amava la città come pochi altri. Le dedicò «La storia di Treviso», aggiornamento dell'opera di Adriano Augusto Michieli, poi il popolarissimo e divulgativo «Treviso Nostra». Nel 1988 la prima «Guida di Treviso» (ed. Lint).
Per l'Ateneo di Treviso, che contribui a rifondare nel 1983-84 (ne era socio onorario), ha scritto nel 2004 un testo importante sulla riorganizzazione amministrativa di Treviso nel 1300. Un suo pallino era la storia dell'Ospedale dei Battuti. Fra le ultime fatiche, il preambolo storico allo Statuto comunale per Ca' Sugana.
«L'ateneo lo rimpiange, studieremo qualche iniziativa per ricordarlo» - ricorda il presidente dell'Ateneo, Giuliano Simionato. Insignito con la medaglia d'oro di benemerito per scuola, cultura e arte dal presidente della Repubblica, e cavaliere, a Netto Treviso aveva tributato il premio San Liberale, e un'infinità di encomi e riconoscimenti. Era anche stato presidente dell'Istituto per il Risorgimento
Netto lascia, oltre alla moglie Carlotta, i cinque figli Maria Francesca, Luisa, Cristina, Giuseppe e Lorenzo. I funerali si terranno nella chiesa di San Pio X, forse domani.
Unanime il cordoglio della città. Toni Basso, cultore della trevigianità, presidente della Società Iconografica, ne esalta la «grandissima genersoità e disponibilità verso chiunque ne avesse bisogno» E aggiunge: Il suo amore per la città è stato enorme, ha davvero sviscerato la storia millenaria di Treviso».
Ivano Sartor, storico e studioso, vuole ricordare «l'instancabile ricercatore»: «Non scriveva libri da libri, era in prima fila negli archivi sempre, fino all'ultimo. Nella storiografia trevigiana resterà un riferimento imprescindibile, per la bibliografia sterminata e per il rigore. Straordinaria la sua disponibilità, specie verso i giovani studenti».

Marzia Borghesi