Messe nere nell'antica abbazia

NERVESA. Falò accesi nell'abside e in una cappella laterale; scritte che parlano di morte tracciate con lo spray; lumini nuovi e consumati, sparsi qua e là; cera (blu e rossa) fusa sopra i tizzoni spenti. Insomma, tutto l'armamentario che lascia facilmente capire lo scenario delle messe nere. E' quanto, in questi giorni, qualcuno ha notato nella vecchia, storica e semidistrutta abbazia di Sant'Eustachio a Nervesa. La gente del posto «sa», qualcuno racconta di lunghe notti di tamburi canti, fuochi e luci. Naturalmente nessuno s'è mai avventurato a vedere, risalendo verso le rovine. Di certo non si tratta di estemporanee vie crucis. E il sindaco è pronto a installare le telecamere. Ufficialmente per tutelare il sito storico, ma non solo.
La scoperta l'hanno fatta due giornalisti in gita in bicicletta. Una visita al sito storico e la sorpresa. Disposti in posizioni rituali i lumini, i fuochi accesi sotto il fantasma dell'abside (distrutto insieme al resto del monasteroù dai bombardamenti della guerra 1915-1918) e in quella che un tempo fu una cappella laterale. E poi una scritta recente, tracciata con lo spray, che ricorda «Memento mori».
Quei segni erano inequivocabili, ma a onor di cronaca andava fatta una verifica in paese. Si sono svolte cerimonie religiose (cattoliche) lassù, in quello che fu l'eremo di origini duecentesche nel quale Monsignor Della Casa stilò il famosissimo Galateo? Risposta secca: no, nessun rito ufficiale. La gente però ne parla da tempo: «Negli anni scorsi queste cose, che non so cosa sono, si ripetevano spesso. Si sentivano i tamburi, i canti, si vedevano i fuochi. Quest'anno è la prima volta che succede», racconta una signora che abita ai piedi dell'abbazia. «E' da tempo che se ne parla: si dice di riti satanici, ma nessuno è mai salito a vedere cosa succedeva: di notte non è proprio il caso», dice un altro nervesano.
Il sindaco Berton prova a smorzare i toni: «Da tempo si racconta d queste feste, si sa che in abbazia ci vanno dei giovani di notte, ma voglio sperare che si tratti solo di feste con musica e non altro», dice.
Intanto, però il primo cittadino, nel piano di telesorveglianza di cui sta dotando il paese, ha inserito anche un paio di telecamere vicino all'abbazia.
Che, è vero, è già recintata e dotata di un cancello con un grosso lucchetto. Peccato che quel lucchetto sia spesso aperto o forzato e, comunque, ai suoi lati, la recinzione è stata bucata e consente aglimente di accedere al sito storico, ormai in rovina completa nonostante porti con sè sette secoli e più di vicende illustri. La profanazione, insomma, c'è ed è civica, storica e culturale, anche se il luogo non è più sacro.