La vera Itaca di Ulisse in realtà è a Cefalonia

Nel settembre 2005, uno storico dilettante, un professore di geologia e uno di letteratura classica britannici diedero la notizia shock: l'Itaca di Omero non è l'attuale isola greca cosi denominata, bensi Paliki, una penisola nella parte ovest di Cefalonia, che un tempo formava un'isola a sè. E oggi affermano di avere nuove prove geologiche che piazzano su Cefalonia il regno di Odisseo. Il primo a insospettirsi fu Robert Bittlestone, consulente aziendale ed appassionato di storia e letteratura greca, dopo aver visto l'attuale Ithaki (Itaca) durante una vacanza. A lui si sono uniti James Diggle, professore di greco e latino a Cambridge e John Underhill, professore di stratigrafia dell'università di Edimburgo. Dalle loro ricerche è nato il libro Odysseus Unbound: The Search for Homer's Ithaca (2005). Dalla descrizione di Omero Itaca non si troverebbe - come quella odierna - a est di Cefalonia-Same, bensi a ovest e sarebbe un'isola prevalentemente pianeggiante, cosa che l'attuale Itaca non è. L'Itaca attuale sarebbe in realtà l'antica Dulichio, e la patria di Ulisse sarebbe la penisola di Paliki, un tempo separata da Same da uno stretto. Gli storici avevano spiegato la discrepanza attribuendo ad Omero una scarsa conoscenza dei luoghi. Secondo Bittlestone, Underhill e Diggle invece, Omero conosceva benissimo il luogo del quale scriveva. Il geografo Strabone, vissuto in Grecia tra il 64 a.C. ed il 21 d.C. scriveva infatti che «nella sua parte più stretta, Cefalonia forma un istmo cosi basso che spesso viene sommerso».
Ives Coppens nasce a Vannes nel 1934. Comincia i primi scavi e le prime ricerche in Gran Bretagna, durante gli studi secondari e universitari (Rennes e Sorbona di Parigi). Nel 1956 entra al Centro Nazionale di Ricerca Scientifica francese e si occupa di periodi remoti e paesi lontani, in particolare dei limiti del Terziario e del Quaternario nelle regioni tropicali del Mondo Antico. A partire dal 1960, organizza importanti spedizioni prima da solo in Ciad, poi in collaborazione internazionale, in Etiopia (valle dell'Omo e bacino di Afar) oltre a numerose missioni in Algeria, Tunisia, Marocco, Mauritania, Sudafrica, Indonesia, Filippine, Cina e Siberia. Il frutto di quelle spedizioni è notevole: decine di tonnellate di fossili fra i quali più di un migliaio di resti di Ominidi che verranno studiati con sorprendenti risultati. Si fa luce sulla storia degli ultimi dieci milioni di anni. Un'ipotesi propone una spiegazione ambientale della separazione Hominidae Panidae 8 milioni di anni fa (1983), un'altra ipotesi individua la prima comparsa degli Australopiteci 4 milioni di anni fa (1999), un'altra ancora la comparsa del genere Homo, 3 milioni di anni fa (1975). Questi tre stadi si concatenano verticalmente o trasversalmente all'interno di veri e propri alberi, e ognuno crea i presupposti per lo stadio successivo, pur sviluppando il proprio ceppo in modo originale ed autonomo (1975).
Basandosi su velocità differenziate di evoluzione della biologia e della tecnologia, Yves Coppens ha dimostrato anche come l'acquisito abbia poco a poco prevalso sull'innato, conferendo all'Uomo la libertà e la responsabilità, e perché da 100.000 anni l'evoluzione dell'Uomo si è rallentata e poi arrestata (1982, 1988).
Dal 1979 è direttore del Musée de l'Homme di Parigi, e dal 1983 ha la Cattedra di Paleontologia e Preistoria al Collège de France. Numerosissime le sue pubblicazioni, in Italia edite da Jaca Book.