Maurizio Ferrari lascia la Castelgarden

Milanese e bocconiano di origine, castellano e imprenditore per caso, con un futuro, a 56 anni, da godere «seduto su una piccola montagna di soldi» e nessuna intenzione di morire ricco. Maurizio Ferrari è approdato alla Castelmac nel 1978, allora controllata dall'Imi, come direttore finanziario. Nell'81 ne diventa direttore generale. Nell'83 l'Imi vende l'azienda, ormai fatta uscire dalle secche della crisi, al gruppo Cabassi. Nell'86 la Castelmac, specializzata nella produzione di macchine per il freddo viene ceduta a un gruppo americano. Resta a Cabassi il settore giardino che produce tosaerba. Ferrari lo prende in mano e lo trasferisce in un capannone sfitto poco lontano. I ricavi sono allora di 24 miliardi di lire. Oggi la ex Castelgarden (nel frattempo è diventata GGP, Global Garden Products) fattura 380 milioni di euro, che arrivano a 500 se si considerfano i ricavi consolidati, con le produzioni svedesi, e che occupa 1200 dipendenti (800 dei quali a Castelfranco che ha assorbito anche la produzione di Alpina). Il gruppo GGP fa capo ai fondi di private equity gestiti da Abn. Ma il passaggio del controllo finanziario ha seguito varie tappe, tutte guidate da Ferrari. La prima è il passaggio nel 1996 a Comit, Sopaf ed Investitori associati. In questa fase Ferrari controlla il 17% dell'azienda. Nel'98 l'approdo in Borsa, l'uscita giunge nel'99 in seguito all'Opa amichevole sul 100% del capitale lanciata dal gruppo Seragnoli insieme al management. Nel 2000 la cessione a Ubs e la nascita di GGP con una società svedese. Nel 2003 il gruppo passa sotto il controllo dei fondi olandesi e Ferrari prepara la successione che avviene nel 2004. L'uscita definitiva dovrebbe avvenire con la chiusura dell'esercio di quest'anno, il 31 agosto. GGP, che conta 11 filiali commerciali in Europa, vende in 75 paesi ma il 95% dei ricavi sono europei (30% del mercato Ue) e produce trattorini, decespugliatori, tosaerba e motoseghe. Castelgarden è stata un'azienda pioniera nella contrattazione innovativa e nella flessibilità, dovuta al forte legame con la stagionalità. Una delle prime aziende a spalancare le porte agli immigrati, coniugando le loro esigenze con quelle della produzione, fecero storia il menù della mensa riservato ai musulmani e l'apertura di una moschea in fabbrica. (g.s.)