Dentro i luoghi creativi di Toussaint


Èassai raro che il libro di un noto e apprezzato autore straniero venga pubblicato prima in Italia che in qualunque altro paese, compreso il proprio. Capita con un bel libro di Jean-Philippe Toussaint, Mes bureaux, luoghi dove scrivo, dato alle stampe dalla veneziana Amos edizioni di Michele Toniolo, composto da 80 pagine, con 35 illustrazioni a colori e 8 in bianco e nero, venduto al prezzo di 14 euro. Il libro viene presentato in questi giorni (ieri sera a Padova; a Gorizia, Libreria Equilibri, questa sera alle 20.45; domani a Mestre, ristorante ai Pirati, alle 18), alla presenza dell'autore che esporrà anche alcune foto tratte dal libro. Toussaint, nato a Bruxelles nel 1957, pubblica da sempre i suoi libri in Francia, dalle Editions de Minuit, casa editrice culto, che ha nel suo catalogo nomi quali Samuel Beckett, Marguerite Duras, Jean Echenoz, Claude Simon. Tradotto in tutto il mondo, Jean Philippe Toussaint, oltre che in Francia e Belgio, è un vero e proprio caso letterario in Giappone e in Germania, dove vende centinaia di migliaia di copie. A settembre uscirà in Francia Fuir (Fuggire), già presentato da alcuni critici come un capolavoro. Egli ha un rapporto molto stretto con Venezia fin dal suo primo romanzo La stanza da bagno (Guanda, 1987). La vicenda del protagonista si sviluppa infatti in gran parte proprio nella città lagunare. Ma come nasce, allora, questro strano e bellissimo libro pubblicato da Amos?
«E' stato per caso - risponde Toussaint. - Non avrei mai immaginato di pubblicare un giorno un libro in italiano prima della sua uscita in francese. Tuttavia c'è ancora un altro libro che non esiste in francese, ma solamente in giapponese: la sceneggiatura del mio film La Patinoire (film uscito in Italia col titolo La pista di pattinaggio, di cui Toussaint è anche regista, film prodotto da Fandango, ndr). Due anni fa, quando sono venuto a Venezia per presentare il mio romanzo Fare l'amore (edito in Italia dalle Edizioni Nottetempo, ndr), l'editore Michele Toniolo mi ha proposto di fare un libro per la bella collezione Calibano, il soggetto era libero, cosi come il numero di pagine, la data di uscita era aperta, tutto era libero e aperto. Bene. Da lungo tempo volevo fare qualcosa sul tema di 'mes bureaux", dei luoghi dove ho scritto e scrivo di solito, ma non sapevo esattamente come farlo e quando. A dicembre dello stesso anno, ho tenuto un convegno a Tokio sul tema 'scrivere e viaggiare" nella sede di Shiseido, all'ottavo piano del Tokyo-Ginza-Shiseido-Building. Avevo il mio computer portatile per far vedere le foto al pubblico. Erano già foto di miei studi, delle mie scrivanie, la prima frase del mio convegno era esattamente la stessa di quella del libro: 'Mi ricordo un personaggio di Beckett, Molloy o Malone, che si riprometteva di fare l'inventario di ciò che possedeva e rimandava di continuo il suo progetto. Da parte mia il progetto che per adesso mi solletica deliziosamente la mente, potrebbe essere piuttosto quello di fare l'inventario dei luoghi dove ho scritto". Ecco come è iniziato tutto».
Mes bureaux è un libro generoso, un regalo ai lettori che negli anni si sono affezionati a quello che è considerato ormai uno dei maggiori autori in lingua francese. Toussaint ci accompagna infatti dentro la sua «officina», ci mostra come e dove nascono i suoi libri.
«I luoghi dove scrivo sono importantissimi, li scelgo con cura. Di solito, come scrivo nel libro, per scrivere parto, ho bisogno di essere lontano. Ci sono due luoghi principali dove scrivo, Ostenda (sulla costa belga), in inverno, e Barcaggio (in Corsica) in estate, ma fuori stagione, quando il paesino è ancora deserto. Ma non si tratta di feticismo rispetto ai luoghi dove scrivo o degli oggetti con i quali scrivo. No, mi piacciono e basta, sono parte della mia vita, provo tenerezza per loro, e li disegno o li fotografo».
Toussaint scrittore e regista, dunque, oltre che fotografo e disegnatore: «Si. Sono scrittore e regista, ma ho sempre avuto interesse per il disegno e per la fotografia. Nel 2000 ho iniziato a esporre le mie foto in Belgio e in Giappone, erano autoritratti e foto di città. Nella mia prima mostra di Bruxelles, ho fatto un esperimento, ho preso il testo di La televisione (pubblicato in Italia da Einaudi, ndr) e l'ho ridotto al massimo sul mio computer, l'ho stampato su una bella carta e l'ho esposto cosi. Non si poteva più leggere niente, era soltanto una serie di rettangoli astratti di misure diversi. Il libro era diventato una opera visuale».
E Venezia?
«Nella mostra fotografica che ho fatto a Osaka, in Giappone, c'erano due foto di Venezia. Ho sempre avuto dei forti legami con Venezia, ma senza mai sacralizzarla. In La stanza da bagno (edito in Italia da Guanda, romanzo ambientato a Venezia e Parigi, ndr) c'è un rifiuto della città come luogo culturale simbolico, il protagonista non va mai a visitare i musei, non esce dall'albergo, resta chiuso nella stanza a giocare con le freccette e a guardare il calcio in televisione. A proposito di calcio, sono andato due volte allo stadio per vedere il Venezia (e tutte le volte che vado allo stadio il Venezia vince, credo che questo dato dovrebbe essere sottolineato nelle statistiche ufficiali del club)».
(www.robertoferrucci.com)

Roberto Ferrucci