Con i contadini emigranti da Piavon fino in Brasile


Viene presentato oggi alle 16.30 a a Treviso, al palazzo dell'Umanesimo Latino, con l'intervento di Emilio Franzina e Luigi Urettini, il libro «Storia di un colono» di Bortolo Belli.

Nella storia dell'emigrazione italiana di fine Ottocento ci sono personaggi su cui varrebbe la pena soffermare l'attenzione. Sono i mediatori, ovvero quelle persone che incanalarono i contadini desiderosi di trovare terra verso l'America, prevalentemente quella del Sud. Personaggi ambigui, certo, perché fra essi si annidavano anche speculatori, addirittura veri e propri truffatori, ma non tutti erano cosi, molti si diedero da fare per fare emigrare i poveri per fini umanitari, o addirittura per scelta democratica, nella convinzione che li attendesse un futuro migliore. In Veneto, nel trevigiano, uno di questi personaggi è stato Bortolo Belli, che merita, però, di essere ricordato anche per un romanzo, La storia di un colono che fu pubblicato a puntate sull'edizione brasiliana dell'Avanti, e che ora per la prima volta viene stampato in volume in Italia (Agorà Factory, pp.189 €.15,00) con una bella prefazione di Emilio Franzin. Il libro è una sorta di falso, ma la testimonianza che reca è assolutamente credibile. La Storia di un colono venne infatti presentata sul giornale brasiliano in lingua italiana come testimonianza autentica di un contadino delle campagne intorno ad Oderzo, arrivato in Brasile in cerca di fortuna. Non era cosi.
Bortolo Belli non era un contadino, ma di contadini se ne intendeva. Segretario comunale di Piavon, Belli era un uomo delle istituzioni, fermamente democratico, impregnato di ideali di riscatto delle masse contadine, e per questo svolse il suo lavoro con abnegazione, diventando per i contadini della zona una sorta di protettore contro le angherie. Belli denunciò, collaborando alla Inchiesta Jacini, le condizioni di vita nella campagna veneta, e, ad un certo punto divenne sostenitore della via migratoria alla redenzione sociale, anche questa volta in opposizione ai voleri dei grandi proprietari. In età ormai matura Bortolo Belli, dopo aver aiutato centinaia di contadini ad andare in Brasile, decise di seguirli, raggiungendo San Paolo e dedicandosi li alla attività giornalistica. Anche in Brasile Belli rimase fautore dell'emigrazione, ma questo non gli impedi di vedere come anche nel nuovo paese i contadini trovassero condizioni di vita spesso durissime, padroni aggressivi ed illiberali. E questo lo spinse a scrivere, assumendo su di sè la voce inespressa dei contadini trevigiani, un resoconto in prima persona di una esperienza a cavallo tra Italia e Brasile. La storia trovò ospitalità sull'edizione brasiliana del giornale socialista l'Avanti, ed anche questo non è un caso, ma il prodotto di una scelta di campo netta e decisa. Storia di un colono è dunque un documento prezioso nel suo confrontare una duplice realtà che però ha molti tratti di somiglianza, perché in Brasile i contadini trovarono spesso realtà analoghe a quelle di partenza L'occhio di Bortolo Belli in questo senso è molto lucido, vede il buono ed il cattivo, lontano tanto dal mito brasiliano, quanto da quello nostalgico della patria lontana, e per questo il suo libro di presenta, oggi, come strumento prezioso per la comprensione di un fenomeno troppo spesso banalizzato.

Nicolò Menniti-Ippolito