Sgomberato e abbattuto il centro sociale

CONEGLIANO. Il Centro sociale Rebelde è stato raso al suolo. Ieri mattina le ruspe hanno abbattuto gli edifici del complesso ex Enel dopo un blitz all'alba della polizia che aveva sorpreso all'interno tre giovani. Sono stati chiusi tutti gli uffici pubblici per motivi di sicurezza. Gli occupanti, raggiunti da Luca Casarini, hanno manifestato in piazza Cima e poi hanno occupato la sede elettorale del Polo in viale Carducci, bruciando le bandiere di An e Forza Italia.
L'ultimo giorno del Centro Rebelde è cominciato ieri mattina all'alba, poco dopo le sei. La polizia ha effettuato un blitz nei locali dell'ex Enel annunciando l'imminente demolizione del complesso e fermando tre giovani che dormivano all'interno. Sono stati portati in Questura, identificati e denunciati a piede libero per invasione di edifici. Si tratta di Enrico Roma, 23 anni, residente a Conegliano in viale Spellanzon, Claudia Merlo, 20 anni, di Vicenza, e Lorenzo Borsato, 19 anni, di Refrontolo. Come altri, ogni tanto si fermavano a dormire al Centro. I tre ragazzi, che saranno difesi dall'avvocato Stefano Pietrobon, sono stati rilasciati. «Stavamo dormendo - spiega Enrico Roma - quando gli agenti sono entrati, dopo aver aperto i lucchetti con le tenaglie. I maglioni di Claudia sono spariti, non abbiamo avuto il tempo di prendere le nostre cose». Alle 9 nell'area ex Enel sono entrate in azione tre ruspe per ordine della società Dalmazia Trieste spa, a cui l'Enel ha ceduto l'area. La concessione per i lavori era stata rilasciata il giorno 26, cioè il giorno prima, le nuove case saranno costruite dalla ditta Elettro Light. Le ruspe hanno abbattuto in poche ore i tre edifici del complesso, sotto la vigilanza di 70 agenti delle forze dell'ordine, tra polizia, carabinieri, vigili urbani e vigili del fuoco. L'intera città è stata blindata in pochi minuti. A metà mattinata è scattata la chiusura senza preavviso di tutti gli edifici pubblici, tribunale, municipio e biblioteca, contro il rischio di nuove occupazioni. I Disobbedienti si sono radunati davanti alle ruspe in azione, e non sono mancati momenti di nervosismo, con accuse al Comune e alle forze dell'ordine. Alle 14 è stato organizzato un sit-in degli occupanti in piazza Cima, dove sono stati issati striscioni di protesta davanti al Teatro Accademia, del tenore «Conegliano non ama i giovani e la cultura», «Siamo disobbedienti e adesso anche incazzati». Sul posto, oltre a sette camionette di carabinieri e polizia, è arrivato anche il questore Filippo Lapi. Alle 15.30 una cinquantina di ragazzi capeggiati da Fabio Tomaselli, leader del Rebelde, ha occupato simbolicamente la sede elettorale del Polo di viale Carducci, quartier generale dell'alleanza di centrodestra, dove sono stati dati alle fiamme le bandiere di Forza Italia e An e i manifesti del sindaco. «Non siamo intervenuti con la violenza per sgomberarli. Non era necessario - spiega Giovanni Di Matteo, dirigente del commissariato - si sono fermati poco e non ci sono stati disordini. Lo sgombero è stato chiesto dalla proprietà, non c'erano alternative. Nei prossimi giorni continueremo a vigilare sui possibili obiettivi». E' stato impegnato in prima persona coi suoi uomini anche il capitano dei carabinieri Pietro Mercurio. Verso le 17 gli ex occupanti sono stati raggiunti da Luca Casarini, referente nazionale dei Disobbedienti, che nella mattinata aveva guidato l'occupazione degli uffici dell'Enel a Dorsoduro, Venezia, come reazione alla demolizione del «Rebelde». In serata gli occupanti hanno abbandonato l'edificio di viale Carducci e organizzato una riunione interna. Stamattina torneranno in piazza.