Nuvola di fuoco su Beirut, l'esplosione notturna a Jnah dopo un nuovo raid israeliano

Video Nuove esplosioni nella notte a Beirut. "Le vittime accertate sono finora trentacinque" – ha riferito il capo della Protezione civile regionale libanese – a seguito del raid israeliano avvenuto a Jnah, un quartiere di edifici abusivi e degradati di fronte all'ospedale governativo Rafik Hariri, il principale del Libano. Tra le vittime, metà sono donne (8) e bambini (10). È la prima volta che le forze israeliane colpiscono Jnah, una zona a maggioranza sciita, ma tradizionalmente non associata a Hezbollah. L'articolo dal nostro inviato Fabio Tonacci

Mouawiya Syasneh, il ragazzo che con una frase su un muro ha fatto cadere Assad

Video Si chiama Muawiyah Syasneh, ha 30 anni e se il regime di Bashar al-Assad è caduto è (anche) per causa sua. Può sembrare un'esagerazione, ma incredibilmente non lo è. Nel 2011 Muawiyah aveva 16 anni, con un gruppo di amici scrisse una frase sul muro della sua scuola di Daraa, nel sud della Siria. "Jaak al door... ya Doctor" significa "È il tuo turno, dottore". Era l'inizio della primavera araba, in Tunisia era caduto Ben Ali, in Egitto Mubarak e Muawiyah e i suoi amici speravano che il prossimo fosse Assad, chiamato il dottore perché ha una laurea in oftalmologia presa a Londra. La sua storia nell'articolo di Fabio Tonacci

Metropolis/316 - Ucraina, ferito Zunino.Tonacci: "Lì c'è la casualità, ho visto 5 razzi a pochi metri da me"

Video È in ospedale, ferito a una spalla, l'inviato di Repubblica a Kherson, Corrado Zunino. Morto invece il suo traduttore. A Metropolis Fabio Tonacci, anche lui inviato in Ucraina e in zone di guerra, spiega come nei conflitti ci sia sempre un elemento di casualità: "Puoi prendere tutte le precauzioni ma non basta. Una volta, tornando dal fronte a Kharkiv, fermammo la macchina vicino a un mercato, fuori dalla zona rossa, e cinque Grad espolosero vicinissimi a noi".   Metropolis è in streaming alle 18 dal lunedì al venerdì sulle piattaforme Gedi e on demand in video e in podcast sul sito di Repubblica

Il padre della Salis tedesca: "Maja estradata nella notte per scavalcare la nostra Costituzione"

Video Parla Wolfram Jarosch, padre dell’attivista antifascista tedesca imputata come Ilaria Salis nel processo di Budapest per le aggressioni a militanti neonazisti durante la commemorazione delle SS, il cosiddetto Honor Day, del 2023. Maja T., persona non binaria, è stata prelevata dal carcere di Dresda venerdì scorso e portata in Ungheria, in esecuzione di un mandato d’arresto internazionale. La procedura è stata fulminea, quindi quando la Corte federale costituzionale di Karlsruhe ha disposto la sospensiva del provvedimento, Maja era già nelle mani delle autorità ungheresi. “Farò di tutto per tirarla fuori da quelle carceri”, dice Jarosch nel video girato da @thebrakenet, @dunya_photo_video e @dunyacollective e che Repubblica pubblica in esclusiva. (a cura di Fabio Tonacci)

Proteste degli universitari contro Israele, Katz: "Sono disposto a parlare con gli studenti"

Video “Non penso che succederà. Italia e Israele sono paesi amici, i vostri ministri hanno capito il valore della collaborazione”, così il ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz, intervistato da Maurizio Molinari e Fabio Tonacci. “Ci sono tante organizzazioni contro Israele e contro gli ebrei che sono antisemite: polemizzano contro il nostro governo, ma in realtà sono contro gli ebrei. Comunque io sono disposto a parlare con gli studenti, ad ascoltarli e a confrontarmi con loro, pacificamente”.

Metropolis/529 - Gaza in frantumi vista dal cielo, su un C130 pieno di aiuti per pochissimi

Video Salite con il nostro inviato sul C-130 giordano carico di aiuti per i palestinesi bloccati nella Striscia. Vedrete gli enormi pallet, i pacchi neri stipati nella carlinga e poi il volo con i paracadute neri che ormai conosciamo (e hanno fatto anche delle vittime) e una distesa di rovine impressionante, un intero Paese raso al suolo   di Fabio Tonacci montaggio Lorenzo Urbani
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A Gaza dove il tunnel di Hamas è sotto alla scuola del paese

Video Dal nostro inviato Fabio Tonacci   Il tunnel si apre nella terra a quaranta metri dalla scuola elementare di Juhor ad Dik. O meglio, da ciò che resta della scuola di Juhor ad Dik. Perché anch’essa, come tutti in questo villaggio a sud-est di Gaza City, è distrutto dai bombardamenti dell'esercito israeliano. "Lo diciamo e lo ripetiamo, Hamas utilizza le strutture civili per nascondersi e proteggersi. Ospedali, moschee, uffici amministrativi. È una cosa vergognosa che chi critica il nostro operato spesso dimentica", spiega il tenente colonnello Gilat Pasternak, 38 anni, l’ufficiale dell’Idf che ha portato Repubblica dentro la Striscia. Juhor ad Dik è un posto che ha ormai perso ogni connotato urbano. Una volta era un villaggio, ci vivevano 5mila persone. Gilat spiega che sono andati tutti via prima dell'inizio delle operazioni. Non un solo edificio è rimasto in piedi, non una sola casa è intatta, non un solo abitante è rimasto. Si passeggia nell'attimo dopo un terremoto, sembra Grozny, o Aleppo, o Raqqa, quelle città della Storia su cui la guerra si accanisce fino alle fondamenta. C’è puzza di bruciato. "Era una roccaforte di Hamas, erano partiti da questo villaggio un mese fa e sono tornati portandosi due golf car del kibbutz di Be’eri". Juhor ad Dik è stato quindi sottoposto alla procedura delle forze armate israeliane: prima i servizi di intelligence hanno individuato le postazioni, i lanciatori di razzi, i tunnel, poi li hanno colpiti dall'alto con droni e una pioggia di missili, quindi sono arrivati i carri armati Merkava, le ruspe anti-mine, il genio militare, e, solo alla fine, i fanti della 838esima Brigata. Che ora fanno il segno della vittoria affacciandosi dai terrazzi diroccati, dormono nei ruderi, hanno issato una bandiera di Israele e sui muri hanno scritto "Ultras Maccabi Haifa".   Quel tunnel è stato fatto saltare con l’esplosivo. Nei primi metri del cunicolo gli israeliani avevano trovato un deposito di armi, ma oltre non sono andati. Non si sa dove porta. Galit spiega che nella "metro", come chiamano la chilometrica rete sotterranea costruita dai miliziani, non ci vanno quasi mai. "Solo se non abbiamo proprio altra scelta". Troppo pericoloso per loro, troppo vantaggioso per gli altri. E però, ogni tanto, dalle viscere della Striscia sbuca qualcuno con un lanciarazzi e fa fuoco verso di loro. È successo già quattro volte nel villaggio di cui resta solo il nome. Juhor ad Dik, "il Pozzo del gallo". Raso al suolo, lo credevano neutralizzato del tutto. "Il mondo di sopra sì, il sotto è imprevedibile. Ancora oggi non posso essere sicuro che non troveremo altri buchi nel terreno". Finora l'esercito israeliano ha perso 40 soldati dall’inizio delle operazioni nella Striscia, 360 dal 7 Ottobre.

PLPL23, Ascanio Celestini: "Nelle guerre le vittime diventano numeri. Serve raccontare le storie delle persone"

Video "Cominciare a pensare che 5 mila o 6 mila bambini morti hanno un nome e un cognome diventa un vero peso, un po' come succede con i migranti. È quello che succedeva per i bollettini in epoca Covid in cui le vittime diventavano solo numeri. Nelle guerre succede continuamente. E c'è bisogno che qualcuna vada a raccontare queste cose, a dare nomi e cognomi e dire 'Io le ho viste queste persone'". Così Ascanio Celestini nel corso di "Il popolo vittima di ogni guerra", il suo dialogo ad Arena Repubblica Robinson con Fabio Tonacci per Più libri più liberi 2023.di Andrea Lattanzi e Gianvito Rutigliano

PLPL23, Tonacci: "La storia di Anna Zaitseva, una madre ucraina come Benigni in 'La vita è bella'"

Video "In Ucraina Anna Zaitseva è una madre ucraina che ha vissuto per un mese nella acciaierie Azovstal di Mariupol. Si è trovata a fare un po' quello che fa Roberto Benigni in 'La vità è bella' e a colorare l'orrore dei feriti, il buio, la fame e il rumore delle bombe trasformarla in un enorme gioco. Per provare a proteggere i suoi bambini". Il racconto di Fabio Tonacci, inviato di Repubblica, nel corso di "Il popolo vittima di ogni guerra", il suo dialogo ad Arena Repubblica Robinson con Ascanio Ceestini per Più libri più liberi 2023.   Di Andrea Lattanzi e Gianvito Rutigliano

Metropolis/445 - "Piazza idea". Perché ormai si lotta per scioperare. Con Vespa e Molinari, poi Bombardieri, Gancitano, Giubilei e Taruffi (integrale)

Video Oggi al tavolo di Metropolis con Gerardo Greco parlano di politica, attualità e si intervistano sui rispettivi libri due direttori scrittori prolifici: Bruno Vespa - che ha appena dato alle stampe Il Rancore e la speranza (RaiLibri e Mondadori) - e Maurizio Molinari, che ha scritto Mediterraneo conteso, Rizzoli.    Trattaremo anche di cause ed effetti della grande mobilitazione del Pd di sabato scorso, con il videoracconto di Matteo Macor e la filosofa Maura Gancitano, fondatrice del progetto Tlon e autrice con Andrea Colamedici di Chi me lo fa fare? (HarperCollins). Tra i temi di giornata, anche lo scontro sullo sciopero annunciato per venerdì 17 novembre: avversato da Salvini e bloccato dal Garante. Ne parleremo con Igor Taruffi, Pd: Pierpaolo Bombardieri (Cisl); Francesco Giubilei, Presidente di Nazione Futura. Infine la guerra Israele-Hamas: vedremo il viaggio di Fabio Tonacci in esclusiva per l'Italia su un tank israeliano nella Striscia e lo commenteremo con l'inviato e con i con i Sentieri di guerra in video di Gianluca Di Feo.    GUARDA TUTTE LE PUNTATE    Metropolis è in streaming alle 18 dal lunedì al venerdì sulle piattaforme Gedi e on demand in video su Repubblica