Anziani, 118 in preallarme per i malori

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di Corrado Barbacini

Condannato per 500 poltroncine clonate

article Sei mesi di carcere, peraltro condonati, ma anche 20 mila euro da versare immediatamente al danneggiato e un successivo processo in sede civile. Sullo sfondo le 500 poltroncine che arredano le sale “Saturnia” e “Vulcania Uno” della Stazione Marittima. Il Tribunale ha inflitto questa condanna all...

Sei mesi di carcere, peraltro condonati, ma anche 20 mila euro da versare immediatamente al danneggiato e un successivo processo in sede civile. Sullo sfondo le 500 poltroncine che arredano le sale “Saturnia” e “Vulcania Uno” della Stazione Marittima. Il Tribunale ha inflitto questa condanna all’imprenditore Roberto Tito, socio della “R.Tito sas”, accusato di truffa e di rivelazione di segreti industriali collegati alla realizzazione delle 500 sedie su cui appoggiano il loro fondoschiena congressisti, autorità, curiosi. Per il primo reato Tito è stato condannato, per il secondo assolto dal giudice Giorgio Nicoli.Ecco la storia nata parecchi anni fa e sviluppatasi all’ombra di “Promotrieste“. “Promotrieste” aveva indetto una gara per assegnare, tra l’altro, la realizzazione delle 500 poltroncine, valore complessivo centomila euro. Tre erano state le ditte invitate e una sola, quella dell’attuale condannato, la vincitrice. Alla base del successo, come ha rivelato l’inchiesta, vi era stato il coinvolgimento dell’imprenditore friulano Attilio Urbani, amministratore della “Polflex salotti” di Artegna. «Mi servono 500 poltroncine, siete in grado di fornirmele?» aveva chiesto Roberto Tito nel corso delle trattative in cui si era anche presentato nello stabilimento. Lì era riuscito, secondo la Procura della Repubblica, a farsi consegnare il progetto di costruzione, una sedia già pronta per l’uso alla Stazione marittima e la scheda tecnica che illustrava le caratteristiche del materiale impiegato nella realizzazione. Vinta la gara, grazie ai dati tecnici ottenuti, si era rivolto ad altri costruttori e aveva fatto realizzare i “cloni” delle poltroncine progettate dalla “Polflex”. Sui “cloni”, oltre al guadagno conseguente alla fornitura, era riuscito a farsi riconoscere una provvigione. Sembrava finita lì.Invece Attilio Urbani si era fatto avanti più volte con Roberto Tito, chiedendogli dell’esito dell’appalto e dell’eventuale commessa. «Non se ne è fatto più nulla» era stata la risposta. Alcuni mesi più tardi l’imprenditore friulano era stato chiamato a Trieste per ritirare un premio assegnato alla sua azienda. L’evento era stato organizzato alla Stazione marittima. Doveva essere una giornata felice, di soddisfazione professionale, strette di mano e applausi. Invece si era trasformata in qualcosa d’altro. Quando Attilio Urbani era entrato raggiante nella sala “Saturnia” si era trovato di fronte alle 500 poltroncine del tutto uguali alle sue, ma realizzate da altri. Compreso il sistema d’aggancio, fotocopiato integralmente. Era rimasto di sasso, poi si era arrabbiato e aveva deciso di non lasciar perdere. Si era rivolto all’avvocato Danilo Della Rosa di Udine e aveva presentato una denuncia contro chi non solo aveva abusato della sua gentilezza, ma anche della sua disponibilità.«E’ solo una questione civilistica, non penale» era stata la risposta della controparte. Poi l’inchiesta, il processo e la condanna per le 500 poltroncine clonate. Ora si avvierà anche il processo di risarcimento danni.

La variante al Prg di Muggia punta sul transfrontaliero

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di Riccardo Tosques

Dopo il gol, gli insulti Il talento ingestibile

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di Valentino Beccari; di Valentino Beccari

Tre Leoni, anzi undici, in agguato

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di Andrea Sini