Marmolada, divieti e transenne sui sentieri: chiusi gli accessi alla montagna

video Tutti i cinque punti di accesso alla Marmolada sono chiusi per motivi di sicurezza. È interdetto, quindi, anche l'accesso all'area compresa tra Punta Serauta e la Forcella Marmolada, come da ordinanze dei tre Comuni interessati, Canazei, San Giovanni di Fassa e Rocca Pietore nel Bellunese. Sul posto sono stati installati cartelli di divieto di accesso e transito. È stato, inoltre, disposto il presidio di Passo Fedaia da parte di polizia locale e Corpo forestale del Trentino. L'ha reso noto il sindaco di Canazei, Giovanni Bernard. L'ARTICOLO Avvistati indumenti e resti umani, il numero dei dispersi scende a cinque: sono tutti italianivideo Localteam

Covid, all'ospedale San Giovanni di Roma una cura per chi ha perso gusto e olfatto

video Il Pealut, molecola prodotta dall'organismo ma che può venire a mancare per diverse ragioni, somministrata per tre mesi ed affiancata da un percorso di riabilitazione che faccia risvegliare i sensi scomparsi, il cosiddetto 'sniff test'. E' il protocollo che all'ospedale San Giovanni di Roma ha preso il via da alcune settimane per tutti quei pazienti che hanno perso il gusto e l'olfatto a causa del Covid-19. "Fino al 68% dei pazienti manifestano questo problema che in alcuni casi può durare mesi e in altri anche per sempre. Il problema è causato da un'infiammazione neurologica del bulbo olfattivo", spiega Arianna Di Stadio, docente di neuroscienze dell'Università di Perugia che, per prima, ha messo a punto il protocollo di cura. I primi risultati della sperimentazione sono ritenuti incoraggianti. "Nella maggioranza dei casi in uno o due mesi il problema si risolve", spiega Di Stadio. "Decisivo è intervenire il prima possibile perché più passa il tempo e più è difficile il recupero dell'attività di gusto e olfatto", aggiunge Angelo Camaioni, direttore dell'unità di otorinolaringoiatria del San Giovanni, che ha avviato a Roma il protocollo messo a punto a Perugia. E' possibile comunque sottoporsi a questo percorso in diversi ospedali d'Italia, dal nord al sud del Paese. Per farlo è sufficiente inviare una mail all'indirizzo trattamento.anosmiacovid@hotmail.com da cui lo staff della professoressa Di Stadio indicherà la struttura ospedaliera più vicina.

Covid, all'ospedale San Giovanni di Roma una cura per chi ha perso gusto e olfatto

video Il Pealut, molecola prodotta dall'organismo ma che può venire a mancare per diverse ragioni, somministrata per tre mesi ed affiancata da un percorso di riabilitazione che faccia risvegliare i sensi scomparsi, il cosiddetto 'sniff test'. E' il protocollo che all'ospedale San Giovanni di Roma ha preso il via da alcune settimane per tutti quei pazienti che hanno perso il gusto e l'olfatto a causa del Covid-19. "Fino al 68% dei pazienti manifestano questo problema che in alcuni casi può durare mesi e in altri anche per sempre. Il problema è causato da un'infiammazione neurologica del bulbo olfattivo", spiega Arianna Di Stadio, docente di neuroscienze dell'Università di Perugia che, per prima, ha messo a punto il protocollo di cura. I primi risultati della sperimentazione sono ritenuti incoraggianti. "Nella maggioranza dei casi in uno o due mesi il problema si risolve", spiega Di Stadio. "Decisivo è intervenire il prima possibile perché più passa il tempo e più è difficile il recupero dell'attività di gusto e olfatto", aggiunge Angelo Camaioni, direttore dell'unità di otorinolaringoiatria del San Giovanni, che ha avviato a Roma il protocollo messo a punto a Perugia. E' possibile comunque sottoporsi a questo percorso in diversi ospedali d'Italia, dal nord al sud del Paese. Per farlo è sufficiente inviare una mail all'indirizzo trattamento.anosmiacovid@hotmail.com da cui lo staff della professoressa Di Stadio indicherà la struttura ospedaliera più vicina.

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Covid a Roma, l'ospedale San Giovanni in difficoltà. Un medico: ''I pazienti arrivano nei reparti e poi scopriamo che sono positivi"

video "E' il sistema che non funziona. Ci portano un paziente e poi scopriamo che è positivo. Io ho già fatto 17 tamponi". E' questo lo sfogo di un medico dell'ospedale San Giovanni di Roma, struttura in difficoltà a causa dell'andamento dell'epidemia da Sars-cov-2 nella Capitale, che preferisce restare anonimo. E sul fronte della fila per eseguire il tampone al presidio drive-in la situazione non migliora. "Siamo arrivati alle sei di stamani - racconta un ragazzo -. Sono sei ore che aspettiamo, ci hanno detto che il sistema informatico è andato in tilt". "Le terapie intensive? Sono piene, non ce la fanno proprio. Come faremo ad andare avanti così io non lo so", conclude l'operatore sanitario.