Il corteo per l'Iran libero attacca Meloni «Sei una premier fascista, vattene via»

il reportage«Vogliamo essere libere, non coraggiose». Eccole le donne iraniane, che aprono il corteo di "Non una di meno" a Roma. Sfilano con la testa al loro Paese, dove chi protesta muore. Intorno a loro qualche migliaio di ragazze e ragazzi che marciano contro la violenza sulle donne e il patriarcato, difendono il diritto all'aborto. Ci sono anche le curde, le sciarpe rosa e le matrioske simbolo del movimento. Un serpentone di giovanissimi, per la maggior parte, che percorre le strade romane chiedendo libertà e sicurezza per «tutti», senza distinzione di genere. In coda c'è uno striscione che dice «Meloni vattene!». Gridano «Meloni fascista, sei la prima della lista». Diventerà la notizia della manifestazione, con tutto lo stato maggiore di FdI a difendere la leader, fino a Matteo Salvini, anche lui contestato a Milano, che dice: «Non ci intimidiscono». Raduno in piazza della Repubblica. Verso le 16 il colpo d'occhio è notevole, ci sono migliaia di persone. Dominano il fucsia e il rosa: le attiviste indossano i fazzoletti sul viso o intorno al braccio, le guance sono dipinte, le fronti ornate di perline. «Rivolta transfemminista», recita lo striscione di apertura, mentre lo slogan della giornata è "Basta guerre sui nostri corpi". Un cartello ricorda a tutti le «104 donne uccise in Italia nel 2022». Prima della partenza parla una donna iraniana che chiede all'Italia di smettere di aiutare il regime di Teheran, «nemico delle donne». Poi, la performance delle ragazze e dei ragazzi iraniani che, con l'aiuto dei manifestanti chiamati a raccolta da un fischietto, hanno sciolto le corde con cui si erano intrecciati tra loro. Così, all'urlo «donna vita libertà», hanno dato il via al corteo, che si muove al ritmo di «Jin Jian Azadi», lo slogan creato dalle combattenti curde. In fondo si staglia uno striscione nero e rosso: «Meloni vattene!». Accanto una ragazza alza un cartello: «La presidente. Molto più di una questione linguistica». Urlano contro «la» premier: «Governo Meloni preparati a tremare, siamo libere di lottare»; «Meloni amica del padrone, noi lottiamo per la rivoluzione». Alcune attiviste siciliane raccontano di essere state fermate e identificate dalla Digos per lo striscione «Fascista Meloni noi donne ti farem la guerra». C'è anche una foto della presidente del Consiglio, immortalata mentre grida, e un'altra scritta: «Ti mangiamo il cuore». La frase «è una citazione», assicurano: un film appena uscito con protagonista Elodie che parla di mafia pugliese. Donatella, 57enne di Palermo, racconta: «Siamo state circondate dalla Digos per il nostro striscione, ce lo volevano togliere e strappare, minacciando di portarci in questura. Alcune di noi sono state identificate. Lo striscione, però, l'abbiamo difeso. Rivendichiamo quello che abbiamo scritto: questo governo ci attacca, non dà nulla al lavoro, vuole togliere il reddito di cittadinanza e fa passare un messaggio che siamo donne utili solo a fare figli per le fabbriche e per la guerra. Noi non ci stiamo». I cori e gli slogan contro Meloni non piacciono a FdI che contrattacca in batteria. La ministra Daniela Santanché chiede di non sottovalutare le «gravi minacce»; Forza Italia esprime «piena solidarietà» alla premier; Lia Quartapelle (Pd) condanna lo striscione «brutto e sbagliato», mentre per la ministra Casellati è un attacco «inaccettabile». Pier Ferdinando Casini condanna gli «insulti» e invita l'opposizione a smetterla con «l'autolesionismo politico». I ministri Ciriani e Bernini parlano di «ipocrisia»; Guido Crosetto definisce i manifestanti «portatori di violenza». Francesco Lollobrigida auspica una «ferma condanna da parte di tutte le forze politiche». --A. BRA.© RIPRODUZIONE RISERVATA