«C'era chi fuggiva con i bimbi in lacrime non smetteremo di cercare i dispersi»

Antonio E. PiedimonteI bus turistici trascinati in un mare marrone come il fiume che ha portato giù tutto: una scena che l'ingegner Giovan Battista Castagna ha già visto. Lo racconta mentre torna sul luogo del disastro: «Mi sono cambiato i vestiti, ero fradicio...». Una giornata lunga. «La prima telefonata è arrivata intorno alle 5 del mattino. Arrivato in piazza mi è apparso lo stesso, doloroso spettacolo del 2009, quando l'onda di fango uccise la povera Anna De Felice». Alla quindicenne che rimase intrappolata nell'auto della mamma (che si salvò) mentre andava a scuola, travolta da un fiume di fango, è stato poi intitolato il lungomare di Camicciola, lo stesso dove ieri è tornata ad abbattersi la furia della natura ferita. «Questa volta - aggiunge Castagna, che ha un passato recente da sindaco - la frana è partita dalla cima della montagna (l'Epomeo, ndr), un evento eccezionale. Comunque una catastrofe». Torniamo ai primi momenti? «Le auto trascinate erano vuote. La zona maggiormente colpita era per noi irraggiungibile, ma i soccorsi sono stati rapidi e alle 6 erano già in azione le pale meccaniche, verso le 10 anche i mezzi più grandi».Tra i primi ad arrivare anche Nunzia Piro, insegnante ed ex consigliere comunale: «Sono salita fin dove possibile, e ho visto scendere alcuni di quelli che erano riusciti a scappare, c'era un bimbo tutto bagnato e sporco di fango, terrorizzato. La sorella, un po' più grande, non riusciva a smettere di piangere...». Erano «all'altezza di piazza Maio, dove c'è il centro di primo soccorso. La macchina organizzativa è stata straordinaria. Tutti valorosi: vigili del fuoco, carabinieri, polizia, Protezione civile, Croce rossa. La Caritas ha preparato dei piatti caldi, e così anche molte pizzerie. E stamattina un pasticciere è arrivato con i cornetti per tutti. Non ci sono parole. Speriamo che smetta di piovere per poter trovare chi ancora non si trova». A coloro che mancano all'appello ha pensato subito don Gino Ballirano, parroco della chiesa di Santa Maria Maddalena: «Sto provando a chiamare alcune persone che non si riesce a trovare ma al momento non ho ricevuto risposta» raccontava, ieri, nelle prime ore dei soccorsi. «Vi chiedo una preghiera per quanto sta succedendo a Casamicciola d'Ischia, la mia isola», questo l'appello lanciato da suor Rosa Lupoli, monaca di clausura di origini ischitane, che via social ha pubblicato una video-testimonianza dei danni causati dalla frana. La cronaca dei primi momenti l'ha restituita il racconto di Lisa Mocciaro: «Pioveva molto ma eravamo tranquilli. Alle 3 c'è stato un primo boato, come quando c'è un incidente d'auto. E una prima frana. Un'altra frana verso le 5. Una cosa impressionante, forse peggio dell'alluvione del 2009, tremenda quanto il terremoto del 2017. La speranza è che arrivino presto gli aiuti per trovare i dispersi e togliere il fango. Abbiamo bisogno di questo adesso».Ad accogliere amici di Casamicciola in cerca di riparo è anche Maria Conti, per trent'anni preside sull'isola: «Questo è il momento dell'assistenza e del conforto, poi però bisognerà parlare del perché certi disastri si ripetono negli stessi luoghi. Lei lo sa che la scuola media Ibsen di Casamicciola, gravemente danneggiata dal terremoto del 2017, è ancora chiusa e abbandonata?». L'amica, appena arrivata dal luogo della sciagura, «è sotto choc come tutti, però questo più che il momento delle parole è il momento dei fatti, ora bisogna pensare a chi manca all'appello, ai bambini che devono dormire al caldo». Gli sguardi di tutti vanno al cielo ancora nero di pioggia, ma ciò che preoccupa è anche l'opinione degli esperti, come il direttore dell'Osservatorio vesuviano dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), Mauro di Vito: «Il pericolo residuo è sempre difficile da valutare, ma esiste. È quindi concreto il rischio di nuove frane nell'imminente, soprattutto in concomitanza con ulteriori piogge». --© RIPRODUZIONE RISERVATA