Vortice di estorsioni: l'ombra della 'ndrangheta su una villa di Mazzorbo

mazzorboUn vorticoso giro di estorsioni per centinaia di migliaia di euro, per riscattare prestiti a tasso d'usura fino al 107%, facendo balenare legami con la 'ndrangheta calabrese, pressando le vittime con chiamate, minacce quotidiane, talvolta tirando fuori il coltello.Ne era rimasto vittima anche l'imprenditore Giuseppe Severin - secondo quanto ricostruito dalla pm della Distrettuale antimafia, Paola Tonini - che a fronte di un presunto debito di mezzo milione di euro, era stato costretto a cedere la sua storica "Villa Ducale" a Mazzorbo. Ma secondo le accuse mosse dalla Dda ne sono rimasti vittima decine di imprenditori tra Venezia, Padova e Treviso, fino a Rovigo. Con l'ombra di un legame con la famiglia 'ndranghetista Grande Aracri di Crotone, alla quale appartiene il 57enne Antonio Mangone - è l'accusa - "dominus" di tutti gli episodi. La stessa famiglia di riferimento del clan Bolognino. Ieri, davanti al giudice per le udienze preliminari Luca Marini, patteggiamenti e rinvii a giudizio. Per l'accusa di estorsione (senza l'aggravante dei metodi mafiosi contestata dalla Dda) hanno patteggiato 3 anni e 2 mesi l'architetto vicentino Bernardino Cuman e il figlio Giulio (3 anni e 3 mesi). Due anni e 8 mesi la pena per il rodigino Ercole Mazetto. A giudizio il 20 febbraio con rito abbreviato Mangone, Antonio Gnesotto (Villorba), e Denis Tasinato (Fossò). Si difenderanno in aula davanti al Tribunale di Venezia - prima udienza il 31 marzo - l'architetto di Trevignano Ilir Shala (coinvolto nel caso della villa di Mazzorbo e accusato anche di un giro di false fatturazioni ed evasione delle imposte per centinaia di migliaia di euro) e il trevigiano Loris Zamperoni. Saranno invece giudicati davanti al Tribunale di Padova, Giuseppe Di Rosa di Santa Maria Capua Vetere e Alberto Longhin, residente a Vigonza. Parola ai giudici.--