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Un risultato in quest'ultima settimana il Mose sembra averlo raggiunto: l'acqua alta ora fa meno paura (ieri per la cronaca raggiunti 114 centimetri, ultimo giorno di sollevamento delle barriere). Vale per i veneziani e per i negozianti, ancora in attesa dei risarcimenti dei danni provocati dalla marea eccezionale del 2019. Vale anche per il Porto, almeno quello commerciale. Con gli ultimi giorni di acqua alta, compreso l'evento eccezionale di martedì scorso con condizioni meteo-marine proibitive, è stato dimostrato che Mose e Porto possono andare d'accordo.Trentasette in totale, tra cargo e traghetti, le navi che in questi giorni sono transitate per Porto Marghera attraverso il Canale dei Petroli. E quindi attraverso la bocca di porto di Malamocco. Così divise: 20 arrivi e 17 partenze. Certo, il piano degli arrivi e delle partenze attraverso le bocche di porto è stato giocoforza rivisto. E opere essenziali come le conche di navigazione devono ancora essere completate dopo il loro danneggiamento. Il che fa sì che navi mercantili, pescherecci e traghetti possano passare solo con l'abbassamento delle paratoie. E non indipendentemente dal loro innalzamento. Il che fa non poca differenza. È un primo passo.Ora si attendono i prossimi. A partire dalla conca di navigazione di Malamocco che permetterebbe l'entrata e l'uscita dalla bocca di porto anche in presenza delle paratoie sollevate. Aspetto fondamentale per l'operatività del porto e del settore crocieristico, altrimenti tagliato fuori. Basta fare un esempio. Il Mose nel corso del 2022 si è sollevato sei volte. Quattro in quest'ultima settimana, due a inizio novembre. Bene, nelle prime due volte le ripercussioni sul Porto ci sono state eccome. Solo una ventina di giorni fa, durante il fine settimana del 6 novembre, mentre le barriere del Mose si sollevavano per contrastare le previsioni di marea a 110 centimetri, la Msc Sinfonia e la Msc Armonia dirette a Venezia avevano prolungato la loro navigazione puntando dritto verso Trieste. Il motivo? Le merci possono aspettare, non così le persone. Tradotto, se le navi cargo possono permettersi di attendere qualche ora in rada in attesa dell'abbassamento delle barriere (o viceversa in banchina in attesa della fine dell'emergenza), questo non può accadere per le navi passeggeri, a cui è collegato un lungo e complesso indotto (basti pensare ai collegamenti, ai biglietti aerei, ai servizi per i crocieristi, alle tappe programmate dalle compagnie di crociera). Ecco perché, nel caso di inizio novembre, le compagnie avevano preferito bypassare Venezia. Ed ecco perché cruciale diventa la conca di navigazione. Non solo. Fenomeni intensi di acqua alta possono coincidere con raffiche di vento (così è successo martedì). E nel canale dei Petroli esiste il limite di accesso al Porto con venti superiori a 15 nodi per le navi di 70 mila tonnellate. Sullo stesso punto batte anche il consigliere regionale della Lega Marco Dolfin che sulla situazione di Chioggia dice: «Bene il Mose, ma ora più che mai sono indispensabili le conche di navigazione, soprattutto per la sicurezza delle marinerie». In questa difficile settimana, infatti, la flotta peschereccia chioggiotta è riuscita ad uscire in mare approfittando di uno spazio temporale di un paio d'ore tra una alzata di paratoie e l'altra, rischiando però sempre di ritrovarsi, al rientro, "fuori della porta". «Un'opera così imponente», spiega Dolfin, «che martedì ha indubbiamente salvato Venezia e tutta la laguna da una mareggiata eccezionale, non può prescindere da un sistema di tutela per le marinerie ed i pescherecci. C'è bisogno di certezze per riorganizzare al meglio il lavoro». --eugenio pendolinidaniele zennaro© RIPRODUZIONE RISERVATA