«Un nuovo ritratto per l'ultima vittima Sono 700 in 7 anni e combatto ancora»

L'impegnoL'artista noalese Paola Volpato ieri ha dovuto rimettersi al lavoro, per dipingere il volto di Vera. «Dopo sette anni e 700 ritratti, siamo ancora qua a combattere. Io andrò avanti, finché me la sento». L''arte della Volpato è un'arma potente di denuncia sociale contro il femminicidio. In questi anni ha ritratto tutte le donne italiane vittime di brutali omicidi, compiuti spesso da partner e mariti.Su fogli di carta di cotone, a china e con inserti di pittura acrilica, riproduce i volti delle vittime che ricava con un certosino lavoro di ricostruzione dei fatti violenti, dalle pagine dei giornali e dagli aggiornamenti processuali. Se non esiste una foto, esiste un nome, una data di morte, tutte le informazioni.L'ultimo ritratto lo ha iniziato ieri, quello dell'albanese Vera Myrtaj, uccisa a Spinea assieme al nuovo compagno, dall'ex marito, poi suicida. Volpato aveva ritratto anche il volto di Lilia, 43 anni, assassinata il 23 settembre dal marito, sempre a Spinea. E con loro tutte le altre veneziane uccise dal 2015 ad oggi: Maria Archetta Mennella; Maila Beccarello; Claudia Bortolozzo; Victoria Osagie; Lorena Puppo. Un lavoro che crea forte impatto in chi guarda, perché i volti sembrano parlare alle nostre coscienze. «Nel 2015, quando ho iniziato, pensavo di fermarmi subito e invece mi scatta dentro un impeto a proseguire. All'inizio avevo tanti dubbi, per primo quello della privacy, ma poi in tanti e tante, come le donne di "Se non ora quando" mi hanno incitato a proseguire. Ha vinto la mia testardaggine contro quella che ritengo una autentica ingiustizia. Io sono convinta che l'aggressività non sia segno di intelligenza e sono convinta che spesso gli uomini non sanno migliorare le situazioni, superare i conflitti come fanno invece le donne. Spesso la volontà di possesso li spinge ad imporsi a tutti i costi, con la violenza. Certamente, non tutti gli uomini sono violenti. Ma anche nei confronti della natura, tanti hanno l'impeto di distruggere». Tante le mostre in cui i volti delle 700 donne vittime italiane e straniere di femminicidio, di cui un 20% senza volto, vengono proposte ogni anno, come un grido di dolore. «Queste donne ci lanciano il loro grande urlo di denuncia», spiega. Dopo palazzo dei Trecento a Treviso, ora la mostra è in corso fino al 27 novembre a Forte Mezzacapo a Zelarino. Un ex forte dove si faceva la guerra è la location perfetta per una guerra moderna, quotidiana, che chiama in causa i rapporti e comportamenti sociali. Il 25 novembre, nel giorno internazionale contro la violenza sulle donne, Volpato porta la video-installazione al museo M9 e sta per uscire il secondo catalogo completo (dopo il primo del 2017) che ha come importante sponsor il sindacato della Cgil. Davanti ai volti, è capitato, si fermano anche parenti e amici di vittime. «Situazioni private da rispettare», avverte l'artista. «Ma queste persone sentono forte la forza del ricordo di vite che dopo prepotenze infinite tornano ad essere riscattate e presenti ancora tra di noi». Il lavoro non si può, per ora, fermare. Finché non si sconfigge la violenza. Dalla chiusura del catalogo, restano fuori le ultime vittime, una decina negli ultimi mesi. --MITIA CHIARIN© RIPRODUZIONE RISERVATA