«Non fu un'associazione mafiosa» Condannati in 14, a Trabujo 12 anni

Roberta De RossiLa "Mala del Tronchetto" non è stata una mafia. Di questo si è convinta la giudice per le udienze preliminari Benedetta Vitolo, chiamata a giudicare i 21 imputati che hanno optato per il rito abbreviato. Così, se la Procura antimafia aveva richiesto condanne per 140 anni sostenendo che ad agire per conquistare il monopolio dei trasporti turistici a Venezia sia stata una vera e propria mafia, per la gup si è invece trattato di una semplice associazione a delinquere, che si è mossa tra estorsioni, minacce, danneggiamenti e rapine, ma senza costituire una "mafia". Quattordici, ieri, le condanne - per un totale di 52 anni - e 7 le assoluzioni, con grande soddisfazione degli avvocati difensori. La gup, infatti, non ha ritenuto di contestare neppure l'aggravante dei metodi mafiosi.SCONTO PER LORIS TRABUJOIl primo a beneficiare della riqualificazione del reato è stato il 53enne trasportatore veneziano Loris Trabujo, considerato dall'accusa ai vertici dell'organizzazione criminale, reo confesso di una serie di rapine (anche violente): la Procura aveva chiesto per lui 18 anni di carcere, è stato condannato a 12 anni e 30 mila euro di multa. «Sono molto soddisfatta dall'assoluzione dall'accusa di 416 bis», commenta l'avvocata Stefania Pattarello, legale di Trabujo, «ma anche dalla mancata contestazione dell'aggravante dei metodi mafiosi, perché conclama quello che abbiamo sempre sostenuto. E contenta che da alcuni reati sia stato assolto, come dalla droga che ha sempre negato. Certo, resta una pena importante, che lui dovrà scontare seppur mitigandola con futuri benefici, che potrà guadagnare con un buon comportamento carcerario».Pene più leggere sono arrivate anche per altri imputati considerati dalla Dda tra i promotori dell'associazione, come Marco Padovani e Antonio Guerrieri. «Siamo convinti delle nostre contestazioni in merito al 416 bis e valuteremo il ricorso in appello», commenta stringatamente il pubblico ministero Giovanni Zorzi, «accusa che del resto sosterremo nel processo con rito ordinario davanti al Tribunale».Naturalmente anche le difese, se lo riterranno, potranno presentare ricorso in Appello, trattandosi di una sentenza di primo grado.DOPPIO PROCESSo, DOPPIA ACCUSAIl processo "Mala del Tronchetto", infatti, si duplica. Se per chi ha scelto il rito abbreviato è caduta l'accusa più pesante - pur naturalmente restando (a diverso titolo) le diverse particolari contestazioni per le rapine, le estorsioni, i danneggiamenti, il porto d'armi, l'aiuto logistico dato - non così per quanti hanno scelto di andare al processo "tradizionale". La gup Benedetta Vitolo ha infatti rinviato a giudizio 56 imputati e per loro l'accusa resta quella originaria. Il processo avrà inizio il 19 aprile e il gruppo considerato di vertice - del quale fanno parte nomi noti della Mala dei tempi di Felice Maniero, una vita tra reati e carcere, come Gilberto Boatto e Paolo Pattarello (che ha sfregiato Trabujo proprio in cella in aula bunker, gridandogli "infame"), Antonio Pandolfo, Gino Causin - dovrà rispondere proprio di 416 bis, ovvero di aver costituito un'associazione di stampo mafioso. Il Tribunale sarà del tutto indipendente nel suo giudizio.i risarcimentiCon le condanne, per alcuni degli imputati sono arrivati anche i risarcimenti da pagare, che saranno definiti in sede civile, ma con una provvisionale stabilita dalla gup, da pagare subito. Trabujo, Guerrieri e Padovani dovranno risarcire Comune, Città Metropolitana, Regione Veneto, Presidenza del consiglio dei ministri, ministero dell'Interno e Cgil Venezia, iniziando con 10 mila euro per ciascuna. Trabujo, Shemollari e Corradini devono un anticipo di risarcimento di 150 mila euro al taxista Stefano Fort, che hanno rpainato. Poi Trabujo e Shemollari devono 25 mila euro a Actv e Avm per danneggiamenti e una rapina. --© RIPRODUZIONE RISERVATA