Morta in barca con il maltempo maxi risarcimento ai familiari

SPINEAUn maxi risarcimento - superiore al milione di euro, come stabilito dalle tabelle del tribunale di Milano - che, dichiarando gli incidenti in barca equivalenti a quelli in strada, farà giurisprudenza. Il Tribunale di Venezia ha dato ragione ai congiunti di Donatella Friani, 49enne di Spinea annegata dopo essere caduta in acqua dal natante del compagno a Sottomarina. Condannate le assicurazioni Generali a un maxi risarcimento. Il passeggero di un'imbarcazione ha gli stessi diritti di un trasportato in un veicolo a motore e un incidente in mare provocato dalle negligenze del conducente del natante non è diverso da un sinistro su strada causato da chi guida un'auto: queste le motivazioni alla base della sentenza con la quale, al termine di una lunga battaglia, il Tribunale, seconda sezione Civile, ha dato ragione ai familiari di Donatella Friani, assistiti da Studio3A e dell'avvocato Andrea Piccoli. Il giudice, vagliando le responsabilità del conducente, G.R. di Cadoneghe, ha concluso infatti che «Emerge una condotta tutt'altro che esente da colpa e gravemente imprudente, particolarmente incurante dell'incolumità della passeggera perché in quel momento il mare era mosso e spirava il vento di bora, in una situazione in cui la Friani stava camminando in uno stretto bordo della barca, con in braccio il cane». La tragedia costata la vita alla donna risale alla serata del 24 ottobre 2014 a Sottomarina. Donatella Friani era a bordo di un'unità da diporto, di proprietà dal compagno, che si trovava a un miglio e mezzo dalla costa. Era buio e le condizioni meteo erano avverse, con mare mosso e onde alte due metri. La donna era salita sul ponte per recuperare il suo cane ma, a causa delle manovre imprudenti del compagno, si è sbilanciata ed è finita in mare, annegando. La Procura di Venezia aveva aperto un procedimento penale a carico del compagno ritenuto colpevole di svariate inosservanze delle regole di sicurezza della navigazione, ma l'iter risarcitorio era poi risultato particolarmente complesso anche perché il natante era privo di copertura assicurativa per un mancato rinnovo. I familiari della vittima si erano dunque rivolti a Studio3A che si è rapportato con Generali che aveva inizialmente rigettato ogni richiesta, sostenendo che non vi fossero prove della responsabilità. Al termine del processo, invece, il Tribunale ha accertato l'esclusiva responsabilità di G. R. per la morte di Friani, stabilendo il risarcimento milionario per i due figli, all'epoca di 21 e 17 anni, nonché per i genitori e la sorella, in virtù degli stretti rapporti affettivi, oltre a tutte le spese di lite. «Unico rammarico», concludono dallo studio, «l'atteggiamento di incomprensibile chiusura della compagnia che ha costretto i congiunti, dopo il dolore per la morte della loro cara, a dover sopportare una lunga causa per far valere i propri diritti». --Massimo Tonizzo © RIPRODUZIONE RISERVATA