Senza Titolo

il retroscenaFilippo TosattoTra l'incudine nordista ( «L'autonomia è un diritto costituzionale») e il martello meridionale («Un'idea devastante che lacera il Paese»), la maggioranza di centrodestra conferma la rotta federalista ma, smussando i tratti più urticanti, ne condiziona il percorso alla riforma presidenzialista dello Stato e al dossier sui poteri straordinari di Roma Capitale. Così, in tarda mattinata, all'indomani del vertice tra il ministro Roberto Calderoli e i presidenti di Regione, si apre il confronto di governo: il luogo della discussione non è palazzo Chigi, ma la Camera dei deputati dove la presidente del Consiglio Giorgia Meloni incontra Calderoli, i vice Matteo Salvini e Antonio Tajani, il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida e, in collegamento da Bruxelles, il responsabile degli Affari europei Raffaele Fitto.La linea illustrata dal premier mira a rassicurare quanti paventano rischi per l'unità del Paese: l'autonomia differenziata rientra nel programma di governo - è il refrain - ma va realizzata in seno ad una cornice più ampia e "tricolore" di riforme, non da sola. I tempi? Il leghista Calderoli scalpita: «Siamo il governo del fare, prima facciamo meglio è. L'autonomia è un obiettivo di legislatura e quindi intendiamo realizzarla. Le critiche dei rappresentanti del Sud? Le richieste legittime saranno accolte, quelle strumentali no». Lo scoglio dei livelli essenziali delle prestazioni sociali e civili, tuttora indeterminati... «Attendiamo da 21 anni che lo Stato li definisca, saremo noi a farlo e ci sarà un paracadute per tutti». Toni pacati da Fratelli d'Italia: «Non lasceremo indietro nessuno, non c'è alcuno scontro, l'orizzonte condiviso è quello dell'ammodernamento dell'assetto istituzionale», le parole di Lollobrigida che chiude su possibili fughe in avanti. «Ci muoveremo nell'ambito della Costituzione. Le polemiche sollevate mi appaiono strumentali», fa eco Fitto. E Salvini? «L'incontro è andato bene», il suo commento lapidario.Chi, più di altri, confida nel decollo del progetto autonomista, è Luca Zaia che al ritorno dalla Capitale convoca i giuristi della delegazione trattante del Veneto per informarli circa gli sviluppi recenti. Qualche ora più tardi, appreso l'esito dei colloqui ministeriali, il governatore di palazzo Balbi vede rosa: «Ottime notizie da Roma, un'occasione in più per sperare che l'iter autonomista prenda corpo con questa maggioranza, l'unica che sta dimostrando fin dal primo giorno di mantenere fede agli impegni elettorali, affrontando di petto la questione».Nel frattempo Vincenzo De Luca (Campania) e Michele Emiliano Puglia) denunciano un colpo al cuore del Mezzogiorno ad opera del nord egoista. «Nessuno immagina una secessione dei ricchi né tantomeno intende lasciar indietro qualcun altro. È pur vero che la visione di uno Stato moderno non prescinde dal dovere di assumersi responsabilità, il che fa rima con federalismo. C'è piena disponibilità a ragionare sulla legge di attuazione in maniera propositiva, speriamo che anche i critici agiscano con spirito costruttivo, perché dire no a priori all'autonomia vuol dire disconoscere la Costituzione». Sul versante politico, il senatore e segretario regionale del Pd, Andrea Martella, sollecita una sostanziale modifica della bozza Calderoli, convinto che «la scuola va eliminata dal tavolo della discussione, perché è stata l'istruzione ad unificare l'Italia e la sua frammentazione aumenterebbe le disparità e i divari. Per il Veneto parliamo invece di sostegno alle imprese, lavoro e formazione professionale». Chi sprona il ministro a procedere è Flavio Tosi: «L'autonomia differenziata sarebbe a costo zero per lo Stato che, per ogni materia devoluta, lascerebbe alle regioni nulla di più e nulla di meno del budget che oggi già spende. Quindi la riforma non farebbe del male a nessuno, non dividerebbe l'Italia e non impoverirebbe alcuna zona del Paese. Bisogna quindi accelerare», conclude il deputato di Forza Italia «e raggiungere l'obiettivo a breve, visto che sono già trascorsi oltre cinque anni dal referendum veneto».Last but not least, il questore del Senato Antonio De Poli, veterano centrista non sospetto di tentazioni secessioniste: «È ora di superare i muri, il regionalismo a geometria variabile ha il solo obiettivo di ammodernare le nostre istituzioni, chi parla di "SpaccaItalia" è in malafede». --© RIPRODUZIONE RISERVATA