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Francesco FurlanMa qual è l'interesse pubblico?Dice il Comune: «Centoventi posti di lavoro e gli oltre 10 milioni che la società darà al comune». Replica il Pd, principale partito di opposizione: «Se i criteri sono questi qualunque apertura di nuova attività comporterà una deroga quindi tutti i futuri alberghi verranno autorizzati». È sul significato dell'espressione "interesse pubblico" che si accende il confronto dopo che la giunta - e ora toccherà al Consiglio comunale esprimersi - ha dato il via libera alla trasformazione dell'ex sede della Camera di Commercio in un hotel a 5 stelle nonostante la norma blocca alberghi introdotta nel 2018. Ma derogabile, appunto, quando vi è un evidente interesse pubblico. Se, a maggio, la deroga aveva riguardato l'allargamento di alcuni hotel già esistenti in città storica per trentaquattro nuove stanze e un totale di 81 posti, ora per la prima volta la deroga riguarda un intero edificio. Il palazzo di calle larga XXII Marzo messo in vendita dalla Camera di commercio era stato acquistato nel novembre del 2017 dalla società Marzo Hotel srl al prezzo di 64 milioni 125 mila euro, con un importante rialzo del 40% rispetto alla base d'asta prevista dalla Camera.Era chiaro che la società di cui è amministratore unico l'imprenditore francese Romain Frederic Yzerman ci volesse realizzare, per le caratteristiche dell'edificio e per la sua posizione centralissima a due passi da Piazza San Marco, un albergo di lusso. Anche perché, come evidenza la stessa società in una nota inviata agli uffici di Ca' Farsetti lo scorso giugno, sborsare tale cifra sarebbe stato impensabile se la destinazione d'uso non fosse stata quella alberghiera, percorso possibile in base ai regolamenti in vigore in quel momento. C'era quindi, da parte della società, «un'aspettativa di congruità del corrispettivo offerto». Nel 2018 è entrata in vigore la norma blocca alberghi, salvo deroghe. Ed è proprio una deroga quella chiesta dalla società, che avrebbe fretta di chiudere l'intesa. Socio unico della Marzo Hotel srl è la società di diritto lussemburghese Evok Collection L. Capitale sociale: 10, 5 milioni di euro, con il sostegno di Unicredit. L'albergo di Venezia - se arriverà il voto favorevole del consiglio comunale - aprirà con il brand Nolinski del gruppo Evok. L'altro, dello stesso marchio, si trova a Parigi. E, anche se l'hotel di Venezia non ha ancora ricevuto il via libera del Consiglio comunale, e quindi della città, Evok già pubblicizza l'albergo ai suoi clienti: "Nolinski Venezia, opening soon". «Da Parigi a Venezia», si presenta il gruppo, «questi hotel selezionati e senza tempo uniscono lusso classico e servizio estremamente attento». Negli ultimi mesi la società ha fatto pressing sul Comune. E ora l'intesa è stata trovata. Ca' Farsetti è soddisfatta perché porta a casa la riqualificazione dell'edificio - che non poteva essere convertito a residenza - con un investimento di 25 milioni di euro, la promessa di 120 posti di lavoro, e 10 milioni da investire nella città non appena sarà rilasciato il permesso di costruire. Una struttura a 5 stelle con 43 camere e spazi commerciali e locali aperti al pubblico, l'ex sala borsa e l'ex caffetteria. Va all'attacco invece l'opposizione, con la consigliera del Pd, Monica Sambo: «Stiamo creando un precedente molto pericoloso. Il Comune parla di posti di lavoro: ma siamo sicuri che non siano precari come in altre parti? Qualche anno fa il sindaco dichiarava al mondo che non ci sarebbero stati più alberghi a Venezia eppure ancora una volta arriva in consiglio un cambio di destinazione d'uso ad albergo. Con questa scelta si decide di fare cassa: Venezia come un bancomat per pagare i palazzetti dello sport. La scelta del sindaco dimostra che chi acquista palazzi storici, anche dalle istituzioni, poi avrà la certezza di poterli trasformare in alberghi». «Ricordiamoci che il blocco dell'automatismo per cui qualsiasi immobile poteva venire trasformato in albergo è merito di questa amministrazione», dice Deborah Onisto, consigliera comunale di Forza Italia, «e il fatto che l'ultima parola spetti al consiglio comunale è una garanzia, perciò in consiglio eserciteremo il nostro dovere di sorveglianza». --© RIPRODUZIONE RISERVATA