Senza Titolo

il verticeAlessandro Barbera / ROMAIva azzerata su pane e latte. Niente scudo fiscale (per ora) sul rimpatrio dei capitali. Stop al costoso sussidio per la benzina, che invece verrebbe confermato sul gasolio. E stop al reddito di cittadinanza ai cosiddetti lavoratori «occupabili». Con una certa fretta per evitare di non rispettare i tempi di legge, Giorgia Meloni ieri sera ha convocato a Palazzo Chigi i capigruppo della maggioranza e i ministri competenti. C'è da trovare l'accordo politico sulla legge di bilancio del 2023. La coperta è corta: la crisi e l'aumento dei tassi di interesse impongono di non superare di molto i trenta miliardi di euro. Occorre mantenere un livello di deficit accettabile per l'Europa e i mercati finanziari. Per la premier c'è un problema in più: mostrarsi attenta alle esigenze dell'elettorato meno abbiente, quello che sta pagando il prezzo più alto all'inflazione a due cifre. Le marce indietro di questi giorni sul pacchetto evasione ne sono una plastica dimostrazione: prima lo stop all'innalzamento del tetto al contante, poi al colpo di spugna sui reati tributari, ieri anche alle norme per rimpatriare i capitali all'estero. Un condono ci sarà, ma verrà limitato alle cartelle esattoriali fino a tremila euro. Dall'altra, Meloni ci tiene ad apparire coerente con le promesse della campagna elettorale, durante la quale ha promesso di abolire il reddito di cittadinanza. Questo è il passaggio politicamente più delicato, perché non può permettersi di toglierlo ai tanti, soprattutto al Sud, che non hanno alcuna speranza di trovare un'occupazione stabile. A meno di ulteriori rinvii, il consiglio dei ministri sarà convocato lunedì o martedì. Per mettere a punto i testi, molte luci nei ministeri ieri sono rimaste accese fino a tardi. Il problema come sempre sono le condizioni precarie del debito italiano. La cautela di Meloni è testimoniata dalle pensioni: la soluzione alle pressioni di Matteo Salvini sarà l'introduzione di «quota 103» (somma fra età anagrafica e anni di lavoro) che eviterà l'entrata in vigore della legge Fornero (67 anni per tutti) ma inasprirà le regole in vigore. Le poche altre risorse a disposizione serviranno a dare sostegno ai redditi: i lavoratori dipendenti avranno un ritocco ai contributi previdenziali in busta paga e (forse) alle tasse sui premi di produttività concessi dalle aziende. Gli autonomi potranno (forse) contare su un aumento della flat tax fino agli 85mila euro di reddito. Se resterà lo spazio, oltre all'azzeramento dell'Iva su pane e latte e la conferma dello sconto sul gasolio (usato dai trasportatori e indirettamente causa dell'aumento dei prezzi) ci sarà anche una riduzione dell'imposta al cinque per cento sui prodotti per l'infanzia e l'igiene femminile. Su molte ipotesi occorre usare il condizionale. «Si lavora fino a lunedì», ammetteva uscendo da Palazzo Chigi la capogruppo di FI Licia Ronzulli. Vero è che Meloni si è insediata da meno di un mese, e che ha avuto poco tempo per pensare alla Finanziaria. Ma il ritardo è dovuto anche alla difficoltà di trovare le risorse per finanziare tutto ciò che ciascun partito della maggioranza vorrebbe. Poiché i tagli di spesa in questo momento rischiano di essere controproducenti, occorrono soluzioni diverse. L'unica voce che garantirà risparmi sensibili sarà quella dei bonus edilizi, il resto arriverà da nuove entrate. La tassa sugli extraprofitti delle aziende energetiche, fin qui un flop a causa dei ricorsi di massa delle aziende, dovrebbe essere riscritta e aumentata fino al 33 per cento. Anche in questo caso il condizionale è d'obbligo, perché la questione è sui tavoli da mesi, e nemmeno Mario Draghi aveva partorito una soluzione. Ci sarà invece una tassa sulle consegne a domicilio, un modo per far pagare ad Amazon più tasse di quanto non faccia attraverso il fisco italiano. Ma non lo ammetteranno mai: la versione ufficiale è per «favorire il commercio di prossimità». --© RIPRODUZIONE RISERVATA