Dietro le tensioni Governo-Quirinale

È bastato che il Quirinale facesse sentire la sua voce perché qualcuno, perfino il presidente del Senato, gridasse all'invasione di campo, alla lesa autonomia. Film già visto, e con ogni Presidente, ma poco utile a spiegare ciò che sta accadendo. Colpisce che per tre volte il Quirinale sia dovuto intervenire, Costituzione alla mano, per ovviare a sconsideratezze di Matteo Salvini. Suo il tweet che, a cavallo della delicata vicenda della Ocean Viking, ha fatto imbestialire Macron, il nostro miglior alleato - «L'aria è cambiata» - e traballare il Trattato Quirinale, il patto di alleanza con la Francia propiziato, caldeggiato e firmato giusto un anno fa proprio dal capo dello Stato. Dopo la sbrasata salviniana Mattarella, informata Giorgia Meloni, ha telefonato al suo omologo francese per garantire, a lui e a noi, che il Trattato è ancora in piedi.Moral suasion del Quirinale anche sulle nuove norme "no rave" presentate addirittura sotto la forma urgente di decreto - un'emergenza nazionale? - per volontà di Matteo Piantedosi, ministro dell'Interno di provata fede salviniana. Anche qui ecco i tweet del Capitano: «La pacchia è finita», «Non si torna indietro». E invece il testo sarà ritoccato. Infine, la libertà di contante: il tetto portato da 2mila a 10mila euro, poi ridotto a 5mila ancora per decreto urgente poi ritirato per essere sostituito più opportunamente da legge ordinaria.Forse questi interventi del Quirinale, c'è da scommetterci, sono accolti da Meloni con un certo sollievo. Sembra infatti che la premier lanci all'alleato riottoso qualche boccone a lui gradito, nella consapevolezza che su terreni più sensibili - flat tax o pensioni - non potrà concedere ciò che Salvini vuole o ha promesso, e poi aspetti solo l'occasione per smussare, limare, modificare. Com'è evidente, Meloni deve difendersi più dagli alleati amici a parole che dai nemici sparsi di un'opposizione sbrindellata.Resta da chiedersi se questa sotterranea tensione tra Quirinale e Palazzo Chigi sia destinata a continuare: a giudicare dai segnali lanciati sembra che Mattarella intenda interpretare fino in fondo il ruolo di osservatore speciale del governo, pronto a segnalarne gli errori più madornali, in nome della Costituzione di cui è garante.È possibile che la nuova occasione per un intervento del Quirinale, con silenziosa moral suasion o altro, possa essere la presentazione della legge sulla cosidetta "autonomia differenziata" (più poteri alle Regioni in materia tributaria, finanziaria e di spesa), tema che da sempre sta molto a cuore alla Lega che trae forza e consensi nel nord del Paese, ma che ha già provocato le ire delle Regioni meridionali che vedono a rischio l'unità nazionale e allargarsi il solco con il Nord, tra un'Italia più ricca e un'Italia più povera. Di autonomia differenziata già parla la Costituzione, che però indica anche vincoli precisi proprio per evitare pericolosi dualismi. Assai probabile, dunque, che anche su questo si accentri l'attenzione del Quirinale. A quel punto Meloni da che parte starà, con Salvini o con Mattarella? Alla prossima puntata. --© RIPRODUZIONE RISERVATA