«Pa' è l'altro Pasolini quello che sapeva vedere ciò che è dentro di noi»

Giuseppe Barbanti / VENEZIAMarco Tullio Giordana ha curato drammaturgia (assieme a Luigi Lo Cascio) e regia di "Pa'", nuova produzione del Teatro Stabile del Veneto - Teatro Nazionale dedicata alla figura di Pier Paolo Pasolini, che debutta in prima nazionale questa sera alle 20.30 al Teatro Goldoni di Venezia. Un rapporto di lunga data quello tra lo scrittore e intellettuale friulano e il regista lombardo che firmò nel 1995 la regia del film Pasolini, un delitto italiano. «Sono stato un suo contemporaneo, ovvero giovane alla fine degli anni '60 e per il decennio successivo. Pasolini mi aveva molto colpito per la sua assidua presenza su giornali, cinema e tv con interventi spesso urticanti ma fatti con una voce dai toni bassi e miti, ben lontana da quelli aggressivi di quegli anni. Questa sua grazia "amichevole" contrastava con la descrizione che ne davano i più» ricorda Marco Tullio Giordana, sottolineando come la consapevolezza della sua importanza per l'Italia sarebbe arrivata solo successivamente alla sua morte.«L'occasione di allestire questo spettacolo mi consente di affrontare anziché il Pasolini civile, morale, che è l'approccio più comune e diffuso per chi voglia misurarsi con la sua opera, il Pasolini privato» continua Giordana. «Attraverso il filtro di una attenta cernita delle sue liriche affrontiamo le vicende famigliari, l'amore per la madre, la nostalgia per il fratello Guido, partigiano ucciso da partigiani, devastante e ricorrente ossessione di molte poesie, l'arrivo a Roma, la scoperta della città, e della borgata popolata da quel sottoproletariato che amava perché ne condivideva il contesto di vita».Sul palco trasformato in un prato erboso dalla scenografia di Giovanni Carluccio, troveremo Luigi Lo Cascio a dare nuova vita alle parole di Pasolini. «Il nostro è un rapporto improntato a grande armonia e amicizia, iniziato in occasione della realizzazione del film "I cento passi" e poi proseguito per decenni» sottolinea Giordana. «Definire Lo Cascio solo attore è riduttivo, è regista, scrittore e in "Pa'" abbiamo condiviso questa lettura della figura di Pasolini».La scelta del titolo «Pa'", il vocativo con cui lo chiamavano i ragazzi per invitarlo a tirare due calci di pallone o chiedergli la comparsata in un film, non è casuale: «Pa' era un modo più colloquiale, affettuoso dei giovani di rivolgersi a lui, che rivestiva ai loro occhi un ruolo che andava al di là di quello del mentore riconoscendo in Pasolini quasi un fratello» prosegue Giordana, soffermandosi poi sull'attualità dello scrittore e regista friulano. «Quando si pensa a Pasolini viene spontaneo evocare la figura dell'intellettuale civile, non dando adeguato valore alla sua capacità di anamnesi, alla sua abilità nel radiografare non solo la società, ma anche ciò che sta dentro ciascuno di noi» dice ancora il regista. «Guardare dentro di sé, quindi, per vederci anche gli altri che sono, in una prospettiva ben diversa da quella oggi prevalente, nostri simili, non nostri nemici. Penso che in questo monito stia la sua capacità di parlare al nostro presente».L'ambizione di Giordana e Lo Cascio è fare un autoritratto in versi di Pasolini da cui esca, invece che il profeta di sciagure, il poeta che riflette su di sé, sulla propria fragilità, sulle proprie incertezze.Lo spettacolo si replica venerdì 18 alle 19, sabato 19 alle 19 e domenica 20 alle 16. Dopo una tournée in cui tocca Verona e Milano, "Pa'" sarà a Padova al Teatro Verdi dal 14 al 18 dicembre. --© RIPRODUZIONE RISERVATA