Fra un mese in servizio 250 medici di base

Albino Salmaso / VENEZIAL'emergenza dei medici di base? Esiste in tutt'Italia e non solo in Veneto che non l'ha mai sottovalutata. Anzi, Zaia e Fedriga hanno portato la questione sul tavolo del governo Meloni e del ministro Schillaci per rilanciare l'appeal di una professione da cui si fugge dopo il disastro del Covid. La prima mossa a costo zero? Rimuovere il numero chiuso a Medicina e allargare le iscrizioni al corso di laurea.Manuela Lanzarin, assessore alla Sanità, rilancia con orgoglio i "veri numeri" per raccontare la realtà senza processi sommari. In servizio ci sono 2.776 medici di famiglia, 331 dei quali negli ambulatori singoli, 30 in associazione semplice, 678 in rete con forma mista, 110 con la medicina di gruppo e 638 con l'assistenza di gruppo integrata. E come si spiega, allora, la carenza di 568 ambulatori coperti a scavalco, con i pazienti costretti a spostarsi decine di chilometri per trovare un ambulatorio aperto, come ha denunciato il Pd nel suo dossier? La risposta arriva da Luciano Flor, il Dg della sanità e del sociale scelto da Zaia dopo l'uscita di scena di Mantoan. Il disagio coinvolge 700 mila persone, 200 mila delle quali in stand-by almeno un paio di settimane prima di essere assegnate al nuovo medico di famiglia: le 586 zone carenti equivalgono a 583 ambulatori vuoti. Dal 15 dicembre l'emergenza dovrebbe rientrare, perché entrano in servizio 250 neo-diplomati alla scuola di specializzazione della Regione e le zone carenti scenderanno a 336, spiega Manuela Lanzarin. «I segnali d'allarme arrivano in primis dagli ospedali, nelle rianimazioni, in pediatria e ortopedia e nei pronto soccorso si è accentuata la carenza di tutte le figure professionali, con un gravissimo deficit d'infermieri. Una grande fuga ingigantita dal Covid che si riverbera anche nelle strutture di base». Eppure, fino al 2017 c'era la ressa per aprire gli ambulatori e allargare il massimale da 1.200 a 1.500 pazienti. Poi tutto è cambiato.La stagione immortalata da Alberto Sordi nel mitico "medico della mutua" si è dissolta perché i millennians della generazione Y e Z piuttosto che indossare il camice bianco preferiscono la carriera da manager, ingegnere informatico e chef stellato ai fornelli: il boom economico ha travolto la gerarchia dei valori sociali.Ne è consapevole Manuela Lanzarin, che senza aprire alcuna polemica con il Pd, smonta l'emergenza turn over. «I medici di base in servizio oggi sono 2776 e fino al 2025 sono previsti 462 pensionamenti a 70 anni che verranno rimpiazzati da 589 nuovi diplomati e altri 226 saranno pronti nel 2026, grazie anche i 66 posti finanziati dal Pnrr. Quindi non esiste alcuna carenza nella programmazione delle borse di studio, il vero problema è convincerli ad aprire un ambulatorio. C'è il rischio che cambino specializzazione o scelgano la libera professione. Dobbiamo puntare sulla medicina di gruppo e le Case di comunità, finanziate dal Pnrr: in Veneto ne apriremo 99. Siamo pronti a offrire tutti gli incentivi per ridare appeal a questa professione: bisogna snellire la burocrazia con nuovi sistemi informatici e aumentare il personale amministrativo. La delibera con i 1.800 assistiti su base volontaria prevede un supporto economico per il collaboratore di studio». Basterà? --© RIPRODUZIONE RISERVATA