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Niccolò Carratelli / romaBasta chiamarlo governo Meloni, a Carlo Calenda «sembra sempre più il governo Salvini». Sui migranti, perché «la strategia di Piantedosi è un disastro e finirà per far restare in Italia decine di migliaia di irregolari in più». O sulle tasse, dove si va avanti con «condoni e marchette, senza aggredire l'evasione fiscale», attacca il leader di Azione. Quindi, dal suo punto di vista, Piantedosi come Salvini? «Siamo lì, sempre un disastro, solo spiegato con aria prefettizia. E non è solo questione di forma, di "carico residuale", ma proprio di numeri: per 234 migranti della Ocean Viking mandati in Francia ce ne ritroveremo decine di migliaia in più irregolari in Italia». Per lo scontro con la Francia? «Sì, abbiamo provocato un rafforzamento dei controlli alle frontiere francesi, così i migranti, che normalmente arrivano da noi e poi se ne vanno, circa 70mila all'anno, in buona parte resteranno bloccati qui. E poi hanno fatto saltare l'accordo di ricollocamento di 10mila migranti a livello europeo, che è il totale di quelli portati dalle Ong ogni anno». Ong che continuano a essere additate come la causa di tutti i mali, che ne pensa? «Sono d'accordo sul fatto che non dovrebbero operare in zone Sar libiche, per non rappresentare un fattore di attrazione delle partenze. E senza dubbio per loro è necessario un codice di condotta. Detto ciò, se violano le regole, al massimo le sanzioni, non blocchi le persone per giorni sulle navi. Questa gestione è pressapochista, come sui rave, l'unico obiettivo è animare i talk show e le dirette social di Salvini». Anche sul fisco, secondo lei, prevarrà la linea leghista?«Sì, credo faranno l'ampliamento della flat tax per le partite Iva, un meccanismo per cui l'operaio finirà per pagare il doppio di tasse rispetto al lavoratore autonomo, creando assurde sacche di privilegio. Ma, del resto, non c'è mai la volontà di andare a fondo dei problemi: come per l'evasione fiscale, pensano di cavarsela con condoni e marchette per il loro elettorato di riferimento». Al netto delle risorse che servono per affrontare la crisi energetica, nella legge di bilancio resterà una decina di miliardi per finanziare altre misure. Lei come li userebbe? «Per un taglio del cuneo fiscale e contributivo a favore dei giovani fino a 30 anni. È una misura che, secondo i nostri calcoli, vale 4 miliardi e mezzo. Il resto lo metterei in dotazione al fondo sanitario nazionale, che per il prossimo anno è in discesa, mentre le liste d'attesa negli ospedali crescono». Per questo candidate un assessore alla Sanità a presidente della Regione Lazio...«Sì e sono contento che il Pd abbia deciso di sostenerlo. Non ho capito se vogliono fare le primarie, sono fatti loro. Per me sono un'enorme perdita di tempo, tanto ormai Alessio D'Amato è in campo». Ma dice di volere la coalizione più ampia possibile e ha aperto anche al M5s. La cosa la preoccupa? «No, mi fido molto di D'Amato, che sa essere chiaro e netto. Per quanto riguarda i 5 stelle, grazie a Dio penso sia una questione ampiamente chiusa e una loro partecipazione non è più nell'ordine delle umane possibilità». Sinistra italiana e Verdi? Fratoianni parla di «approccio da scolaretti», chiede di azzerare tutto e ripartire...«Non succederà e, in generale, non mi interessa quello che dicono Bonelli e Fratoianni. Ma ricordo che D'Amato viene dalla sezione del partito comunista di Labaro, non è un liberista da Ztl, ma se non va bene nemmeno lui...». Il punto non è tanto il nome del candidato, ma mettersi d'accordo sul programma. Non è un remake della scorsa estate? «No, perché qui con il Pd siamo d'accordo su un candidato, che ha già detto in modo chiaro come la pensa su una serie di questioni importanti, a cominciare da rifiuti e termovalorizzatori. Chi condivide e vuole sostenerlo ben venga, altrimenti arrivederci». --© RIPRODUZIONE RISERVATA