Ascopiave spinge sulle rinnovabili «Nuovi progetti per 120 milioni»

l'intervistaRoberta Paolini / trevisoLa crisi energetica non ferma Ascopiave, che anzi apre l'orizzonte sulle rinnovabili, confermando quanto previsto dal piano. A partire dal 2023 partirà una tranche di progetti, al sud Italia e nel territorio di elezione della utility di Pieve di Soligo (TV): il Veneto. In testa il presidente e ad Nicola Cecconato ha un numero preciso: portare la contribuzione delle alternative sull'ebitda di gruppo a quota 50 per cento rispetto al 10 per cento di oggi. Presidente Cecconato, la transizione energetica prosegue anche nei progetti di Ascopiave. «È così. Il piano 2021-2025 è stato aggiornato a gennaio di quest'anno e contempla nel quinquennio investimenti in rinnovabili per 258 milioni di euro. Ad oggi abbiamo già messo a terra investimenti per 100 milioni, con interventi nel comparto idroelettrico: 28 impianti tra Veneto, Lombardia e Piemonte, a questi si aggiunge un piccolo parco eolico in Campania, grazie all'acquisizione di Eusebio Energia completata a fine gennaio di quest'anno». Se questo è lo stato dell'arte Ascopiave sta coltivando nuove idee di investimento nel breve? «Sì, nel 2023 faremo nuovi investimenti nel fotovoltaico e idrogeno in Nord Italia, in Veneto, e un investimento per circa 30 milioni nel comparto eolico, destinazione Sud Italia. Per un totale per i 3 progetti di circa 120 milioni di risorse messe in campo». In cosa consistono i progetti veneti? «Per quanto riguarda la quota relativa al Veneto collocheremo impianti fotovoltaici lì dove la legge regionale prevede si possa, quindi aree industriali dismesse o terreni incolti da almeno 5 anni, per sviluppare progetti per un totale di circa 40 megawatt di potenza installata. Uno di questi interventi servirà per produrre energia elettrica destinata alla vendita, ma anche destinata all'autotrasporto pubblico, grazie alla collaborazione con una società del trasporto pubblico, con l'obiettivo di garantire loro l'autosufficienza. Per altro vorremmo accompagnare questo progetto anche con lo sviluppo di un impianto per la produzione di idrogeno, compatibile ovviamente con l'impianto fotovoltaico». Ci può dare qualche dettaglio in più sul progetto che riguarda l'idrogeno? «L'idrogeno verrà destinato in primis all'autotrazione, compatibilmente con gli investimenti per questo tipo di mezzi. Ma non è tutto, l'idea è di proseguire anche con la sperimentazione del blending per quanto riguarda la distribuzione del gas, immettendo nelle nostre reti sia gas naturale che idrogeno, ovviamente nelle quantità compatibili con le reti esistenti». Ascopiave ha da tempo cambiato il suo modello di business concentrando le sue attività nella distribuzione del gas, che resta il core business principale del gruppo, ed uscendo in parte dal mercato della vendita, settore in cui sono presenti con una quota del 48% in una joint venture con Hera in EstEnergy. Qui avete una opzione a cedere tutta o parte della quota, con una finestra di esercizio che termina nel 2026. Che farete? «Come già più volte anticipato eserciteremmo la put option in funzione degli investimenti. Stiamo valutando ad oggi se esercitarne una parte». Ascopiave ha ad oggi una copertura geografica delle reti che si allunga dal Veneto al Friuli-Venezia Giulia, e verso ovest nella zona del bergamasco, in misura più ridotta in Piemonte e Liguria e con le ultime acquisizioni ha iniziato a piantare qualche presidio anche in Emilia. Come proseguirete la vostra espansione? «Grazie alle operazioni concluse nell'ultimo triennio (Unigas; Hera; acquisto reti da A2a ndr) abbiamo raddoppiato il numero di utenze gestite passando da circa 450 mila a quasi 900 mila punti di riconsegna, estendendo così le reti a 15 mila km. La nostra politica è sempre stata allargarci nel business, ma tenendo conto della contiguità delle aree in cui andiamo a operare. Anche se ampliare la geografia non è così semplice al momento. Le gare gas in Italia non partono e ci si può muovere solo tramite m&a. La strutturazione delle gare deve essere rivisto, organizzarle ora pesa sugli enti locali, e spesso questi non sono strutturati per farlo: anche per questo in Italia su 177 atem le gare partite si contano sulle dita di una mano». --