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LO SCONTROFilippo TosattoLa stagione congressuale risveglia pulsioni e tensioni nella Lega veneta. Così la volontà di reagire a una parabola declinante scandita dalle sconfitte a Padova e a Verona e dal tonfo alle elezioni politiche, anima il direttivo, convocato in serata dal commissario Alberto Stefani lesto ad annunciare il superamento del controverso divieto regolamentare che impediva a parlamentari e amministratori regionali di candidarsi a segretari provinciali della Lega. Fin qui il veto, concepito in origine per evitare che il consenso raccolto sul territorio influenzasse in modo anomalo le dinamiche interne, è rimasto sulla carta perché da trent'anni a questa parte nessun politico di Roma o di Venezia ha concorso al timone di una federazione; e tuttavia, i seguaci di Luca Zaia l'hanno giudicato una discriminazione inaccettabile: «Prima l'esclusione dal Parlamento di Bruxelles, poi da quello di Roma, adesso neanche l'accesso alle cariche interne, ci trattano come appestati eppure versiamo 1.200 euro al partito e, a differenza di altri, non siamo nominati ma eletti dai cittadini», è il refrain che echeggia tra Palazzo Ferro-Fini e Palazzo Balbi.Persino un veterano non sospetto di ostilità a Matteo Salvini - Nicola Ignazio Finco - si è dichiarato favorevole a una deroga federale al riguardo, citando due precedenti (Maurizio Conte a Padova, Paolo Franco a Vicenza) nella convinzione che non debbano esistere divieti ad personam. Tant'è, concluse le assemblee di sezione (che hanno scarso rilievo politico e natura prevalentemente organizzativa) ed eliminato l'ostacolo normativo in questione, il calendario suggerito da Stefani prevede lo svolgimento dei sette congressi al più tardi entro gennaio così da consentire il redde rationem regionale prima dell'estate 2023. Attenzione: al riguardo lo statuto del Carroccio ripropone il niet alle candidature a deputati, senatori, europarlamentari e regionali ma stavolta ad aggirare l'ostacolo provvederà un regolamento ad hoc di via Bellerio. Morale della favola? Sciolte le ultime riserve, si profila il duello finale tra Stefani e Roberto "bulldog" Marcato, espressioni di concezioni diverse, più sensibile al richiamo lumbard il giovane dirigente, alfiere di un lighismo sanguigno e popolare il beniamino della base.Assente Luca Zaia, il confronto ha riunito - oltre ai citati Finco e Marcato, - Lorenzo Fontana, Massimo Bitonci, Erika Stefani e i coordinatori provinciali, investendo anche il test amministrativo di primavera. Alle urne una quarantina di comuni veneti: un gruppetto con popolazione superiore a 15 mila abitanti (Adria, Bussolengo, Martellago, Piove di Sacco, San Donà di Piove, Sona, Vedelago, Villafranca di Verona) e due capoluoghi. «A Treviso e a Vicenza abbiamo già avviato la mobilitazione delle sezioni per mettere a punto programma e liste», fa sapere Stefani. In entrambi i casi la Lega sosterrà i sindaci uscenti: nella città della Marca il partito ha nominato legato elettorale, cioè responsabile della campagna, Pierpaolo Florian, l'amministratore delegato dell'azienda Ats con l'emergente Mario Conte favorito della vigilia. Più complicata la situazione berica, dove Francesco Rucco dovrà vedersela con uno sfidante agguerrito, il giovane lettiano Giacomo Possamai, attuale capogruppo del Pd all'assemblea regionale. Per batterlo, il runner della destra confida nell'onda lunga favorevole a FdI e a qualche scricchiolio avvertibile nel Pd, dove l'ala sinistra appare irrequieta. Si vedrà, si vedrà. --