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Laura Berlinghieri / veneziaIl presidente Luca Zaia, a palazzo Balbi, sorride. Sorride a denti stretti, mentre il neo ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, vicino a lui, risponde alle sollecitazioni dei giornalisti: «Io ho votato tutte le misure in Consiglio dei ministri, quindi sono d'accordo».LE TRIVELLAZIONI IN ALTO ADRIATICOEccola, la prima possibile crepa nel nuovo Governo, che deve tenere insieme le pretese del primo partito Fratelli d'Italia, ma anche quelle di una Lega che, seppur uscita ridimensionata dall'esito del voto, resta ingombrante. Le trivellazioni nell'Alto Adriatico: fessura nella maggioranza, che potrebbe diventare un vero e proprio squarcio. «Ma siete voi che ne state facendo un caso» dirà alla fine Zaia ai giornalisti, cercando di buttare acqua sul fuoco. Dopo averlo lui stesso acceso.«Mantengo la mia posizione per il no» ribadisce il presidente veneto, «la comunità scientifica si è espressa negativamente. In ogni caso, cercheremo di capire se possono arrivare delle rassicurazioni a una popolazione, quella del Polesine, che già conosce l'effetto delle trivellazioni, con una subsidenza che ha raggiunto punte di quattro metri di calo nel terreno».I BENEFICI PER MURANOIl Governo intanto va avanti. Ma Zaia rimane fermo sulla sua posizione: circostanza che sta dimostrando di avere un suo peso politico. Si leggono così le dichiarazioni del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che, nel parlare delle nuove misure inserite nel decreto Aiuti quater, si è soffermato proprio sui benefici che deriverebbero per il Veneto: «Facciamo un primo passo per la produzione nazionale del gas. E questa sarebbe diretta ai settori di eccellenza del Made in Italy, che sono spesso gasivori. L'anticipo del gas a prezzo calmierato sarebbe diretto alle vetrerie di Murano, alla ceramica del Veneto, al settore della carta di Verona, alla siderurgia veneta». Insomma, pur ricordando l'origine padovana di Urso, viene spontaneo chiedersi per quale motivo riservare un'attenzione simile soltanto al Veneto, se non proprio nel tentativo di intercettare il favore di Zaia. A proposito, i due si incontreranno questa mattina a Mogliano, e quasi certamente il tema sarà al centro dell'appuntamento.Non è stato così nell'incontro che il presidente veneto ha avuto con il leader del suo partito Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture. «Non ne abbiamo parlato. È un tema recente» dice Zaia, incassando al contempo il plauso del ministro degli Affari regionali Roberto Calderoli, che si schiera al suo fianco. E il Governo a trazione meloniana? «Intanto, non mi risulta che abbia panificato delle perforazioni, né che abbia attivato le procedure per avere già le commissioni. È ragionevole che, trovandosi a gestire una crisi energetica come quella attuale, stia tentando ogni strada. Dopodiché, immagino che esistano dei territori nei quali si può perforare di più, altri in cui si può perforare meno e altri ancora nei quali non si può proprio fare. Saranno gli esperti a dirlo. La norma approvata è di tipo nazionale e non prevede dei luoghi di perforazione. Saranno analizzati i singoli casi».IL RIGASSIFICATOREC'è anche una seconda strada, che è quella che il presidente Zaia continua a preferire: il potenziamento del rigassificatore. In Veneto ne esiste uno, gestito dalla società Adriatic Lng, a una quindicina di chilometri da Porto Viro, in provincia di Rovigo. Il territorio divenuto l'El Dorado dell'autarchia energetica a cui punta l'Italia. «Io sarei a favore di un suo potenziamento o raddoppio, perché significherebbe portare energia».Attualmente, la piattaforma al largo della costa veneta ha una capacità pari a 9 miliardi di metri cubi di gas rigassificato ogni anno, ma è allo studio un piano per implementare ulteriormente questa mole. Mentre all'orizzonte non si intravedono progetti per la realizzazione di un secondo terminale. «Forse il raddoppio non si riuscirà a fare, ma un potenziamento sì» insiste Zaia, «E anche a livello nazionale esiste un progetto di ampliamento della rete dei rigassificatori».Per il presidente veneto, l'ultima parola spetterà sempre ai tecnici. Ma la traiettoria del suo pensiero, che è in larga parte quello di chi vive il Polesine, appare ben tracciata.--© RIPRODUZIONE RISERVATA