L'amore elettrico e il genio libero Lee Miller e Man Ray insieme e oltre

Silva Menetto«Preferisco fare una foto che essere una foto». Se in una parola si potesse racchiudere l'essenza di Lee Miller, quella parola sarebbe "libertà". Modella, fotografa, musa, reporter di guerra, icona del Novecento, l'americana Elisabeth "Lee" Miller (1907 - 1977) è stata tutto questo e molto di più, in una vita che ha riassunto in sé mille vite. Per molto, troppo tempo Lee Miller è stata identificata come la musa ispiratrice di Man Ray, lei che dopo gli esordi come modella super-fotografata a New York aveva deciso di andare a Parigi per seguire il suo sogno: diventare fotografa. E a Parigi, nel 1929, incontra Man Ray: un incontro che sfocia presto in uno straordinario sodalizio artistico e in un amore "elettrico ed esplosivo" che durerà tre anni, per poi trasformarsi in un'amicizia che durerà tutta la vita. A raccontare la storia dalla parte di Lee Miller e a riscattare la sua figura di artista a tutto tondo, arriva ora un'interessante mostra ospitata fino al 10 aprile a Palazzo Franchetti, a Venezia, dal titolo "Lee Miller - Man Ray. Fashion, Love, War", curata da Victoria Noel-Johnson. Un'esposizione che in qualche modo le era dovuta, se pensiamo che alla Miller in vita fu dedicata un'unica personale, a New York, nel 1932. In un allestimento suggestivo sono esposte circa 140 fotografie di Lee Miller e di Man Ray, che documentano le reciproche influenze nel lavoro di entrambi, oltre ad alcuni oggetti d'arte (tra cui il famoso metronomo di Man Ray che nelle versioni posteriori al 1932 porta sul pendolo l'occhio di Lee) e video che ricostruiscono il percorso umano e artistico di questa donna dalla vita straordinaria e tragica al tempo stesso. Intraprendente, caparbia, di bellezza strepitosa e intelligenza acuta, Lee Miller negli anni parigini dell'avanguardia condivide con Max Ernst, Pablo Picasso, Salvador Dalí, Dora Maar, Jean Cocteau vita e arte, scoprendo anche nuove tecniche fotografiche come quella della solarizzazione, che poi Man Ray adotterà appieno. Tra gli scatti del periodo surrealista e poi le foto commissionate per campagne pubblicitarie, le immagini poetiche e intime realizzate in Egitto durante il periodo del primo matrimonio con un uomo d'affari egiziano, Lee Miller arriva alle soglie della Seconda Guerra mondiale con una buona fama e un buon bagaglio di esperienze. Il destino poi la porta a Londra come fotografa di Vogue e all'avvento del secondo conflitto mondiale diventa fotoreporter di guerra e si ritrova a testimoniare con la sua macchina fotografica eventi che la segneranno per sempre, dalla battaglia di Saint Malo, alla liberazione di Parigi, fino alle atrocità dei campi di concentramento di Buchenwald e Dachau. Di quel periodo resta lo scatto iconico di Lee nella vasca da bagno del Fuhrer, nella sua casa di Monaco di Baviera; un'immagine simbolica, il tentativo di lavare via tutto il male della guerra.Lo choc però è terribile, e al ritorno dal fronte la Miller non riesce a tornare alla vita di sempre. Lo stress post-traumatico delle atrocità di cui è stata testimone la fa cadere in una forma di depressione cronica che la porta ad archiviare in soffitta la macchina fotografica assieme a 60 mila tra fotografie, negativi, documenti, riviste e cimeli testimonianza delle sue mille vite precedenti. Un tesoro che verrà ritrovato casualmente, dalla nuora, solo dopo la sua morte. --© RIPRODUZIONE RISERVATA