«Liberarsi subito dei derivati ci sono già costati 100 milioni»

VENEZIALa mina vagante dei derivati venduti dalle banche agli enti pubblici, nella stagione della finanza creativa di Tremonti, continua a colpire anche il bilancio della regione Veneto con un salasso che supera i 100 milioni di euro. Un tema che rispunta nel giudizio di parificazione della Corte dei Conti e dall'ultima relazione presentata a luglio dalla presidente Maria Elisabetta Locci, emerge che al 31 dicembre 2021 i due contratti "collar" hanno un valore di mercato negativo per la Regione pari a 37.662.325, 51 euro. Si tratta di "flussi differenziali negativi di notevole ammontare", con un esborso di 6.846.640,55 euro nel 2021. E l'anno prima il Procuratore regionale della Corte dei Conti nella sua requisitoria parlava di un "esborso per il bilancio regionale, di 94.957.825,77 euro nel periodo 2009-2019". Quando furono sottoscritti dalla giunta Galan l'obiettivo era aprire un paracadute contro il rialzo dei tassi, ma il mercato ha imboccato la strada opposta fino a qualche mese fa, quando la Bce e la Federal Reserve hanno fatto ripartire il costo del denaro per bloccare l'inflazione. Come se ne può uscire? Erika Baldin, consigliera regionale del M5S, ha depositato un'interrogazione in cui solleva il tema con un appello a passare dalle parole ai fatti. I contratti si possono impugnare, basta seguire l'esempio del comune di Venezia e della Fiera di Padova, che grazie alle sentenze della Corte d'Appello di Venezia e dell'Alta Corte di Giustizia di Londra, si sono liberati da questo cappio. «Appena entrati in Consiglio regionale nel 2015, come MoVimento 5 Stelle ci siamo da subito distinti per la lotta contro i derivati e le banche che, tramite questi contratti, hanno realizzato guadagni spropositati a scapito dei contribuenti veneti», ricorda Erika Baldin. Di quanti soldi si tratta? Basta tirare le somme e si arriva a 100 milioni di euro già versati ai due istituti di credito, cui vanno aggiunti i 37 milioni di minusvalenze rispetto al valore di sottoscrizione del 2008. E il salasso continuerà almeno fino al 2036. «È dalla scorsa legislatura che chiediamo a Zaia di agire, il presidente stesso ha più volte ammesso che il problema esiste, promettendo di lavorare nella direzione indicata dalla Corte dei Conti. Non solo, anche il Consiglio regionale si è espresso in due occasioni approvando l'impegno a "intercettare prontamente eventuali condizioni favorevoli per l'estinzione anticipata di tali strumenti». L'ultimo ordine del giorno porta la data del 20 luglio 2020 quando l'assemblea con 43 voti approvò un documento per impegnare la giunta a "ristrutturare i contratti". Nella mozione resta scolpita questa frase di Zaia nel 2019 davanti alla magistratura contabile di Venezia: «Con onestà riconosco che abbiamo alcune importanti partite aperte, ma assicuro che stiamo lavorando nella direzione indicata dalla sezione della Corte dei Conti. Sul tema dei Derivati, stiamo monitorando il mercato per trovare nuovi prodotti finanziari e rinegoziare questi strumenti». Perché allora la Regione non ha agito? «Altre amministrazioni l'hanno fatto e le sentenze di questi giorni sono la dimostrazione che dalla spirale di debito innescata dai derivati si può e si deve uscire, anche con il ricorso alle vie legali», conclude Erika Baldin. --Albino Salmaso© RIPRODUZIONE RISERVATA