«A Castello progetto sulle spalle dei residenti»

Eugenio Pendolini /veneziaResidenti di Castello sul piede di guerra contro il progetto francese targato Artea di riuso dell'ex Caserma Sanguineti e dell'ex convento di Sant'Anna, di proprietà del Demanio. Avvocati già contattati e azioni legali pronte a partire. Ma per la prima voltasul progetto compaiono crepe anche nella maggioranza di Ca' Farsetti, con l'assessore all'urbanistica De Martin che illustrando la delibera di indirizzo che risponde punto su punto alle critiche sollevate dai residenti, e il consigliere della Lega Giovanni Giusto che dice chiaro e tondo che «così com'è ora» il progetto non intende votarlo affatto: «Prima vanno trovate garanzie per i veneziani che qui hanno da decenni la loro casa e le loro radici». Contrarietà in linea con le opposizioni compatte e con la petizione firmata dai cittadini di Castello. Commissione movimentata quella di ieri pomeriggio, con il sopralluogo in presenza voluto dal presidente Nicola Gervasutti (Lega) per ascoltare le richieste dei residenti e vedere finalmente di persona l'area interessata dal progetto che punta a trasformare i due complessi in spazi per co-working per start-up, con annesse sale conferenza, formazione, convegni e foresteria. Forte del progetto, l'area verrebbe acquistata dal Comune tramite il federalismo demaniale per poi essere data alla società francese Artea. L'incontro si è aperto con la spiegazione dell'importanza storica dell'isola dell'Olivolo, uno dei primi insediamenti di Venezia a partire dal sesto secolo, da parte del professor Gianmario Guidarelli. Dopo l'illustrazione, è stato il turno di Donatella Toso a nome dei firmatari della petizione contro il progetto. «Questa zona», le sue parole, «ha conservato un ricco tessuto popolare, qui da decenni ci vivono otto famiglie e questo progetto sarebbe una sottrazione all'uso collettivo di quest'area. Nella delibera di giunta si menzionano i residenti dell'area solo nelle ultime cinque righe che qui però hanno le loro radici da sempre». Su tutte le furie anche Paola Zambon, altra residente e firmataria della petizione, che ha sottolineato «l'impegno di chi vive qui nel conservare quest'area, altrimenti abbandonata»: «Questo progetto è sulle spalle della gente», ha poi aggiunto rivolta all'assessore De Martin. Ha invece annunciato azioni legali Roberto Venuti, residente della zona, nel caso in cui venissero autorizzate servitù all'interno di aree condominiali private. Il clima si è surriscaldato durante l'intervento dell'assessore De Martin che ha preso le difese della delibera: «Qui non è stato ancora approvato nulla, spazi di co-working e co-living non sono affatto una struttura ricettiva. Abbiamo dato un indirizzo, assicurandoci la massima fruibilità pubblica. Sul futuro delle famiglie la partita è ancora aperta». Al termine dell'intervento, De Martin ha lasciato la commissione per altri impegni, insieme a lui anche gli altri consiglieri del gruppo fucsia. È a questo punto che si è scatenato il fuoco di fila delle opposizioni, con gli interventi di Andrea Martini (Tutta la Città Insieme), Giuseppe Saccà (Pd), Marco Gasparinetti (Terra e Acqua), Cecilia Tonon (Venezia è Tua), Sara Visman (M5S) e Gianfranco Bettin (Verde Progressista). Dopo gli interventi dell'opposizione, però, si è verificata l'ennesima spaccatura interna alla maggioranza. «È stata una bella commissione», le parole di Giovanni Giusto (Lega), «finalmente in presenza in un luogo pregno di storia. Ma lì c'è un problema che riguarda otto famiglie radicate, abbiamo il dovere di fare quadrato senza casacche per mantenere viva la città. Risolvere il problema spostando queste persone altrove non è una soluzione. Se il progetto resta così com'è, voterò contro». Più cauto Francesco Zingarlini (Fratelli d'Italia): «Era giusto conoscere la situazione di persona, ma siamo dalla parte delle otto famiglie che non devono essere sfrattate». --© RIPRODUZIONE RISERVATA