Sfida su ministri e congressi tra il presidente e Salvini

La mossa che non t'aspetti. «Propongo che al prossimo congresso il diritto di voto non sia limitato ai delegati ma esteso a tutti i militanti, come già avvenuto in passato». Luca Zaia calamita l'attenzione del consiglio federale della Lega con un'allusione autobiografica: fu proprio lui, ad Assago nel 2012, a presiedere i lavori congressuali culminati nella successione di Bobo Maroni a Umberto Bossi votata da tutti gli iscritti, con il Senatur indispettito al punto da contestare platealmente la procedura adottata dal veneto. Trasparente l'obiettivo della sortita: se nelle sezioni i colonnelli salviniani, pur malconci dopo l'esito disastroso del voto, sono in grado di influenzare l'elezione dei delegati, non così per la vasta platea dei tesserati, disorientati e delusi dalla rotta ondivaga del Capitano. Ancor più urticante la questione dei ministeri "graditi" in vista della composizione del governo Meloni. Se Matteo Salvini rivendica a gran voce il Viminale - sostenuto dai fidi pretoriani e, a denti stretti, dallo stesso Giancarlo Giorgetti - ben diverso l'atteggiamento di Zaia, lesto a dichiararsi favorevole alla "conferma" dei ministri leghisti in carica. Ovvero il citato Giorgetti, Erika Stefani e Massimo Garavaglia. Quanto ai portafogli, il governatore del Balbi non fa cenno agli Interni ma caldeggia il dicastero degli Affari generali e delle autonomie - per ragioni fin troppo evidenti alla luce del pugno di mosche incassato in questi anni - e l'Agricoltura, suo pallino dai tempi della gioventù, rilanciato nel segno della sospirata autosufficienza alimentare. Che altro? La cocente sconfitta del 25 settembre - liquidata con parole autoassolutorie dal segretario di via Bellerio - ha acuito il solco già esistente tra Salvini e Zaia. Che evitano polemiche in pubblico ma, nel confronto interno, non nascondono più le profonde divergenze politiche. Sul territorio lombardo-veneto-friulano - della partita è anche l'emergente Massimiliano Fedriga - la disputa assume i contorni delle cordate contrapposte. La corrida del gennaio 2023 è già alle porte.Filippo Tosatto