Pattarello grida infame a Trabujo e lo sfregia in cella davanti al giudice

Roberta De Rossi Aggressione senza precedenti, ieri pomeriggio in aula bunker a Mestre, nel corso dell'udienza per il rinvio a giudizio dei 78 indagati dell'inchiesta sulla "mala del Tronchetto": l'ex sodale di Felice Maniero Paolo Pattarello (74 anni) si è avventato al grido di «infame» contro Loris Trabujo, colpendolo prima con un pugno, poi più volte al collo e al busto con quello che si è rivelato essere un piccolo coltellino fai-da-te. Chi l'ha visto lo descrive come una lama delle forbicine che danno in carcere, spezzata e legata a un piccolo manico bianco.Come sia stato possibile - dal momento che gli imputati sono perquisiti sia all'uscita dal carcere sia all'ingresso in aula - resta tutto da chiarire.Il violento, inatteso parapiglia è avvenuto poco dopo le 17, quasi al termine di una lunga udienza di eccezioni preliminari e ordinanze, davanti alla gup Benedetta Vitolo. Per tutta la giornata i due uomini sono stati seduti vicini nella stessa cella, sotto il controllo degli agenti, senza dare alcun segno di tensione, mentre in quella accanto si trovavano Daniele Corradini, Antonio Guerrieri e Ivan Giantin.Quando però, nel tardo pomeriggio, Loris Trabujo si è alzato per far ritorno al carcere di Tolmezzo - subito dopo che la sua avvocata, Stefania Pattarello, aveva annunciato alla gup l'intenzione di chiedere per lui il rito abbreviato - Paolo Pattarello gli si è avventato contro, gridando e colpendolo più volte, alla fronte, al collo e al tronco con il suo "coltellino". Il trasportatore si è difeso, ha gettato l'altro a terra, ma è rimasto comunque ferito, in particolare al petto, in maniera per fortuna non grave. Coperto di sangue, è stato soccorso dal Suem 118 direttamente in aula bunker, medicato e poi riportato in carcere a Tolmezzo.Un caso senza precedenti. In un recente interrogatorio, Trabujo ha ammesso le rapine che gli vengono contestate dall'accusa, raccontando di aver visto Pattarello dopo che era uscito dal carcere e di aver discusso con lui di qualche colpo: «Ma non si riusciva a realizzare e ho iniziato ad evitarlo. Si è rivolto ad altri amici suoi, gente di Mira, per occuparsi sempre più di stupefacenti. Gilberto Boatto e Pattarello sono amici, ma alla fine Boatto cercava di evitarlo perché eccessivo nelle sue proposte criminali». Niente di più di quello che gli investigatori sapevano già. Tant'è - dopo un'ora di sospensione, tra lo sconcerto generale per l'accaduto - la seduta è ripresa con Pattarello seduto "tranquillamente" in cella. L'udienza in corso è quella per il rinvio a giudizio del gruppo accusato dal pubblico ministero Giovanni Zorzi di aver dato vita a un'associazione di tipo mafioso per imporre il proprio monopolio sui trasporti turistici, ricorrendo ad estorsioni e finanziandosi anche con rapine e traffico di droga. Ieri la gup Vitolo ha accolto le richieste di costituzione di parte civile avanzate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e dal ministero dell'Interno, dalla Regione Veneto, Città metropolitana e Comune di Venezia, Avm-Actv e dal motoscafistaStefano Fort (vittima di una rapina nel corso della quale Trabujo e complici gli hanno rubato 550 mila euro), l'unico "privato" tra le molti parte lese, ad essersi costituito parte civile. Nella sua ordinanza la giudice ha evidenziato come gli «imputati siano gravati da gravissime accuse contro la comunità cittadina, tali da vanificare le azioni dell'amministrazione a tutela della sicurezza della città e del settore turistico», «danneggiando i differenti luoghi dove l'associazione ha esercitato la propria azione, con epicentro a Venezia, ma attiva anche in varie località della regione Veneto, ledendo l'immagine delle diverse istituzioni». «Un'associazione», ha proseguito, «messa in atto non solo per infiltrare il tessuto economico, per inquinarlo, ma con l'aggravante contestata dei metodi mafiosi». Ammessa come parte civile anche la Cgil, per il ruolo costituzionale riconosciuto a chi «promuove la libertà di iniziativa economica, con un assetto socio economico sano a tutela dei lavoratori». Prossima udienza venerdì 7 ottobre, per le richieste di riti alternativi. © RIPRODUZIONE RISERVATA