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Roberta De Rossi"Stipendi" da 5-7 euro all'ora, niente straordinari o festivi, né ferie pagate agli operai delle imprese in subappalto, al lavoro sulle navi in costruzione alla Fincantieri: lavoratori bengalesi aggrappati all'impiego, pronti ad accettare ogni condizione, pur di garantirsi il permesso di soggiorno. Una catena di sfruttamento, che sarebbe stata innescata da dirigenti della stessa azienda di Stato, imponendo alle imprese budget ridotti all'osso, sottocosto, per i lavori sulle navi in costruzione. O si accettava o si veniva tagliati fuori."Il metodo Fincantieri" lo chiama il pubblico ministero Giorgio Gava, nella richiesta di rinvio a giudizio, con la quale chiede il processo per 32 indagati e 13 società, tra i quali dieci dirigenti Fincantieri e la società stessa, oltre a una rosa di imprenditori e aziende, che avrebbero alimentato lo sfruttamento, accettando le condizioni capestro. Alcuni dirigenti e altri cinque dipendenti sono poi accusati anche di aver ottenuto soldi e regali dalle ditte, in cambio di appalti.Si tratta di accuse, non di sentenze: sarà la giudice per le udienze preliminari Maria Rosa Barbieri a valutare imputazioni, difese e a decidere se e chi rinviare a giudizio. Udienza il 24 novembre. Le sentenze - condanne o assoluzioni - arriveranno poi con i processi.I vertici Fincantieri indagatiDa parte sua, il pm Gava accusa di «intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro» dieci dirigenti Fincantieri: il direttore Navi mercantili di Fincantieri Spa Carlo De Marco (con contratto esterno); i procuratori presso la sede centrale di Trieste, Alessandro Ganzit e Vito Cardella; il dipendente dell'Ufficio acquisti centrale direzione Navi mercantili, Massimo Stefani; il responsabile dell'Ufficio Controllo produzione a Marghera, Luca De Rossi; i procuratori di Fincantieri dell'unità di Marghera Francesco Ciaravola e Antonio Quintano; il responsabile dell'Ufficio acquisti a Castellamare di Stabia, Andrea Bregante; gli impiegati dell'Ufficio Dichiarazioni di conformità, Fincantieri di Marghera, Matteo Romeo e Mauro Vignoto. Fincantieri Spa, nella figura del suo legale rappresentante pro tempore, è chiamata a rispondere di illecito amministrativo per i reati (presunti fino a sentenza) contestati ai suoi dipendenti accusati - in concorso con Ali Md Sugag e Ali Md Nayon (di Venice Group e Naval Wedding) - di aver «sottoposto lavoratori a condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno». Operai retribuiti dalle ditte con la "paga globale", con «indicazioni fittizie, per conferire apparenza di legittimità al sistema retributivo, con l'annotazione di ore di lavoro inferiori a quelle effettivamente prestate». LA PAGA GLOBALEIl tutto - sostiene la Procura - legato al fatto che i dirigenti indagati, «dando attuazione a precise linee strategiche di politica aziendale della Fincantieri Spa (improntate all'esternalizzazione della quasi totalità delle lavorazioni e al massimo risparmio sul costo del lavoro), imponevano nei contratti di appalto corrispettivi non commisurati alle ore di lavoro necessarie per le lavorazioni, con valutazioni irrealistiche, prezzi economicamente insostenibili». A mettere a punto le buste paga, i consulenti fiscali Angelo e Bruno Di Corrado, imputati anche al processo ai "Casalesi di Eraclea": Angelo ha contribuito alle indagini. In una delle intercettazioni inserite nel capo d'accusa, uno degli imprenditori - in una telefonata con De Rossi - dice di averci rimesso le «mutande» e che non può più lavorare a certi prezzi. Al procuratore Ganzit, dice: «Sono alla frutta... ti posso fare un piacere personale, 10 mila euro di sconto». «No, no, Eugenio, non ci capiamo», la risposta del dirigente, «ieri abbiamo parlato di 760 mila euro». L'imprenditore replica: «Io non posso mica lavorare gratis». La risposta: «Si ma io sono il client e che ti dà il lavoro....troverai lavoro al di fuori di Fincantieri...io sta cosa qua me la segno». Libero mercato o sfruttamento? Per il pm «Fincantieri "strangola" le ditte». La parola spetta al giudice.regali e "stipendi": le corruzioniC'è poi un'altra accusa che la procura muove a una parte dei dirigenti e ad altri dipendenti della società statale: di essersi fatti pagare (a vario titolo) "stipendi" mensili fino a mille euro, vacanze, orologi di lusso dalle imprese per concedere loro i lavori.Dall'accusa di "corruzione tra privati" sono chiamati a difendersi Luca De Rossi, Mauro Vignoto, Matteo Romeo, Andrea Bregante, Vito Cardella, Carlo De Marco, e dai dipendenti dello stabilimento di Marghera Michele Vianello, Alberto Scarpa, Matteo Amato, Michele Bellunato, Enrico Beltrame. --© RIPRODUZIONE RISERVATA