Chieste condanne per vent'anni per gli uomini del clan Bolognino

veneziaIn Veneto la 'ndrangheta è arrivata nel Duemila per riciclare il denaro provento di estorsioni e attività illecite, investendolo grazie a imprenditori compiacenti: «Un fenomeno continuativo. Nella 'ndrangheta si entra, ma non si esce, se non da morti o da collaboratori di giustizia».Così la pubblico ministero della Distrettuale antimafia veneta, Paola Tonini, ha concluso ieri la requisitoria con la quale ha chiesto le ultime condanne per un vortice di false fatture ed evasioni fiscali per riciclare il danaro 'ndranghetista (dopo le condanne per associazione di stampo mafioso per un altro gruppo di imputati davanti al Tribunale di Padova e i riti abbreviati) nel maxi processo al cosiddetto clan Bolognino, ritenuto la "filiale veneta" della 'ndrangheta calabrese facente capo alla 'ndrina Nicolino Grande Aracri. Gruppo che già si era radicato in Emilia Romagna e che grazie all'operato dei fratelli Michele, Sergio e Francesco Bolognino ha allargato i propri affari al Nordest. Base in provincia di Verona, affari, complici e vittime anche nel Padovano e Veneziano.Ieri, la pm Tonini ha chiesto condanne per 20 anni di reclusione e confische di danaro per 3 milioni di euro, per cinque imputati. Mentre le parti civili hanno avanzato al Tribunale di Venezia (presieduto da Stefano Manduzio) richieste di risarcimenti milionari per lo Stato, la Regione, la Cgil. Nello specifico, la pm ha chiesto di condannare Sergio Bolognino a 8 anni e 8 mesi di reclusione e alla confisca di 1,8 milioni di euro (è stato condannato dal Tribunale di Padova a 20 anni per 416 bis ed è in attesa di appello); il bellunese Ferdinando Carraro a 4 anni e 9 mesi di carcere e 187 mila euro di confisca; Walter Zangardi a 4 anni e 20 mila euro; l'imprenditore 49enne di Campagna Lupia Andrea Biasion a 1 anno e 10 mesi e 824 mila euro (è accusato di aver partecipato al giro di false fatture per il riciclaggio del danaro 'ndranghetista. L'avvocato difensore Convento ne ha chiesto l'assoluzione per mancanza di prova sull'elemento soggettivo). Infine, 1 anno, 7 mesi di reclusione di 157 mila euro di confisca per Leonardo Nardella. L'Avvocatura dello Stato ha chiesto 1,3 milioni di risarcimenti: 500 mila per la Presidenza del Consiglio e il ministero dell'Interno, 300 mila per l'Agenzia delle Entrate. La Regione si è associata.Prossima udienza il 17 ottobre, per arringhe difensive e (forse) sentenza.«La "locale" veneta si è radicata in Sergio Bolognino, residente qui da anni, che riceveva dalla "locale" emiliana in quantità, il danaro da investire», ha ricostruito il quadro generale dell'inchiesta, la pm Tonini, «e dopo il suo arresto è intervenuto Giuseppe Giglio, "uomo bancomat" per raccogliere danaro (divenuto poi collaboratore di giustizia, ndr) per impedire l'interruzione di flusso costante». Casa a Tezze sul Brenta, il gruppo Bolognino aveva avuto come vittime - secondo le indagini dei finanzieri di Mirano e dei carabinieri di Padova - imprenditori della provincia di Venezia e Padova: minacciati, estorti, che hanno dovuto cedere le ditte oppure che si sono messi al servizio del clan diventando fabbriche di false fatture per riciclare danaro e frodare il fisco e guadagnarci in proprio. Salvo poi confessare.--roberta de rossi© RIPRODUZIONE RISERVATA