Senza Titolo

Laura Berlinghieri / veneziaL'immagine di una scuola roccaforte della sinistra è nostalgia da festa dell'Unità. La polarizzazione dei partiti, concetto da anni Settanta. E il mondo dell'istruzione, dai due lati della cattedra, sempre più ritratto della società: con le sue contraddizioni, le sue convenienze, i suoi frazionamenti. Alunni di sinistra? «Lo studente, come lo si pensava, è una figura che antropologicamente appartiene al passato» dice Ruggero Zanin, docente di Storia e filosofia al Liceo Bruno di Mestre. E lo stesso si può dire per gli insegnanti, «Nello spostamento a destra, il Covid ha inciso molto» precisa Monica Sacchi, prof di Lettere. Che la scuola non sia più un "affare" della sinistra si è visto con l'esplosione del fenomeno No vax tra le aule. «Voti a Lega e FdI» dicono tra i corridoi.Gli insegnanti faticano a dire per chi voteranno domenica. «Un conto è educare, altra cosa è indottrinare. Non possiamo» dicono. Ma pure il segno di matita sull'uno o l'altro partito passa in secondo piano, quando la politica ha tradito i suoi elettori: di oggi e di domani. «Il problema è che parlo con i ragazzi e li vedo del tutto disinteressati all'attualità. Penso che una grossa fetta di responsabilità sia della politica, che ha lasciato i giovani ai margini. E di conseguenza ha fatto lo stesso con la scuola» analizza Silvio Mosca, docente di matematica e fisica.Parlando con gli insegnanti, la sensazione è quella di trovarsi di fronte a una categoria per decenni lasciata fuori dalla cintura dei temi che contano. «Ma se si vuole immaginare una crescita civile, oltre che economica, è necessario partire da qui: dalla scuola e dall'istruzione» dice Zanin. «Eppure nessuno ha mai pensato a una riforma sistemica. Tutti - destra, sinistra e centro - hanno modificato la scuola prendendola a martellate. Con una riforma ogni due anni, aggiungendo ogni volta in più un pezzetto di "distruzione", senza lettura globale» dice Anna Fastelli, docente di Scienze naturali, chimica e biologia. Ma oltre la delusione, c'è un senso di responsabilità di fondo che accomuna gli insegnanti. «Sono convinta di andare a votare. È importante, perché è una scelta democratica e per noi è un dovere insegnare ai ragazzi cos'è la democrazia» dice la stessa Fastelli. È sicuro di andare a votare anche Boris Lena, insegnante di conversazione di tedesco. «Ma ho cambiato idea. Pensavo di votare Pd, invece voterò +Europa di Emma Bonino, l'unico partito nel cui programma viene trattato in modo serio il tema dell'omosessualità. Per me la priorità sono i diritti civili. Senza quelli, neanche l'economia può funzionare». Anche Marco Virgulin, prof di Matematica e fisica, voterà a sinistra. Il partito, però, non l'ha ancora individuato: «Sono convinto di andare alle urne, so che voterò sinistra, ma ancora non so chi voterò. Soddisfatto? Non vedo alternative» spiega, ripetendo un concetto che risuona come un'eco nella scuola veneta.«Il fatto è che alla scuola viene data attenzione solo in campagna elettorale. Ma, una volta che le schede vengono inserite nelle urne, tutto finisce nel dimenticatoio» sostiene Federico Giovannone, insegnante di matematica alla media Roncalli di Quarto d'Altino. I consigli alla politica, ascoltando i professori, non mancherebbero: «Una riforma per rendere stabile il percorso di reclutamento degli insegnanti, abolizione delle prove Invalsi, aumento del tempo scuola alle medie, portando a tre ore settimanali gli insegnamenti che ora si fermano a due. E trasformare il biennio delle superiori in una prosecuzione delle medie, perché spesso a 13 anni i ragazzi sono influenzati dall'ambiente che li circonda». «Un percorso lineare di stabilizzazione di noi precari. Non regalie, ma neanche un percorso a ostacoli» dice Annalisa Varvara, prof di Lettere allo Zuccante di Mestre, «La Lega aveva promesso di aiutare i precari, ma poi, al Governo, non ha fatto nulla». Anna Fastelli ha chiare le modifiche per rendere la scuola un ambiente virtuoso: «Una robusta riforma delle medie, limbo poco identificativo. Scuola dell'obbligo fino ai 18 anni. Dignità a professionali e tecnici, erroneamente "liceizzati". Basta test universitari in quinta o, persino, in quarta superiore. E ridare senso all'esame di maturità, che è ogni anno differente». «E una gratificazione in busta paga» aggiungono in tanti. Eppure, in politica, tutti parlano di scuola. «Appena al Governo, tutti mettono mano alla scuola, ma senza conoscerla. Pensano di risolverne i problemi, con decisioni calate dall'alto. Ma purtroppo non è così che si innesca un circolo virtuoso». --© RIPRODUZIONE RISERVATA