Maxi frode nel commercio di carburanti Nove indagati, arrestata 42enne di Pianiga

pianigaUna maxi frode da circa 600 milioni di euro nel commercio dei carburanti che partiva dal Vicentino e si diramava in diverse parti d'Italia. Procura e Guardia di Finanza sono convinte di aver sgominato un'associazione a delinquere che avrebbe causato un ingente danno alle casse dello Stato e alterato i meccanismi della concorrenza e di regolazione del mercato nel settore della vendita di benzina e diesel. gli indagati e le accuseIeri i militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria hanno eseguito sette delle nove ordinanze di custodia cautelare emesse dal giudice. In carcere sono finiti Murphy Sabounjian, padovano che abita ufficialmente in Croazia, considerato a capo dell'organizzazione; Franco Ortenzi, commercialista romano già coinvolto in altre inchieste, ritenuto il principale referente di Sabounjian; Luigi Esposito di Napoli. Gabriele De Matteis di Padova e Silvia Maggio di Pianiga sono stati invece ristretti ai domiciliari. Infine Maurizio Cammilli di Vigonza ed Enzo Pegoraro di Padova hanno ricevuto l'obbligo di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria. All'appello mancano ancora due persone: Antonio Passaretti (custodia in carcere) e Giuseppe Masiello (obbligo di dimora e di firma), entrambi di Napoli. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata all'emissione di fatture per operazioni inesistenti e per i reati continuati di emissione di fatture per operazioni inesistenti, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti e mediante altri artifici, omessa dichiarazione ai fini dell'Iva. Contestualmente i finanzieri hanno effettuato un sequestro preventivo di denaro e beni mobili e immobili per un ammontare complessivo di quasi 100 milioni di euro. L'indagine, chiamata "Distribut#Iva", coinvolge anche altre persone, alcune delle quali destinatarie di misure, delle quali non sono però state fornite le generalità perché sono in corso ulteriori approfondimenti grazie al materiale sequestrato anche in una ventina di società che gestiscono stazioni di servizio indipendenti, le cosiddette "pompe bianche", a Vicenza, Verona, Padova, Rovigo, Piacenza, Modena, Parma e Milano. la genesi dell'inchiestaL'inchiesta, coordinata dal procuratore Lino Giorgio Bruno e dal sostituto Jacopo Augusto Corno, era partita a seguito di un'analisi di rischio svolta dall'Agenzia delle dogane di Vicenza che è stata sviluppata dai finanzieri attraverso l'esame di documentazione e intercettazioni. In base agli elementi raccolti, al centro del sistema illegale c'erano due depositi di carburante: il primo a Sossano nel Vicentino, usato prima da Almi srl e poi da Sossano carburanti srl; il secondo a Villadose, in provincia di Rovigo. L'attività illecita si sarebbe sviluppata nel 2019 e avrebbe usato due diversi sistemi per evadere l'Iva che avrebbe consentito ingenti profitti sia agli indagati sia agli acquirenti finali, i distributori indipendenti. i sistemi della frodeIl primo sistema si sarebbe avvalso della disciplina fiscale di favore accordata ai cosiddetti "esportatori abituali". In sostanza, Almi, amministrata da Sabounjian, acquistava carburante da imprese croate e slovene che emettevano fatture senza indicare l'Iva, come prevede il regime degli scambi intracomunitari. Benzina e diesel venivano quindi venduti da Almi ad alcune società cartiere create ad hoc (Gipirema, Partenope gas ed energia, Copetrol e Doc Service) senza che la srl di Sossano esponesse l'Iva nelle fatture perché le cartiere attestavano falsamente, tramite dichiarazioni di intento, lo status di "esportatore abituale" che consente di effettuare acquisti e importazioni di beni e servizi senza pagare l'Iva. Dopodiché queste ultime cedevano a loro volta, sempre sulla carta, il prodotto a varie società filtro (tra le quali la Kimotech srl di Vicenza, amministrata dagli stessi referenti occulti di Almi), a un prezzo inferiore a quello di acquisto, esponendo l'Iva in fattura. Infine le società filtro cedevano realmente il carburante alle "pompe bianche" con ricarichi minimi rispetto al costo di acquisto da parte delle cartiere, consentendo ai distributori di praticare prezzi più bassi rispetto alle stazioni di servizio del circuito delle maggiori compagnie. Nel frattempo le cartiere, riconducibili agli indagati, scomparivano senza versare nulla allo Stato attraverso finte fusioni societarie che sono culminate con l'incorporazione dell'ultima delle srl, la Copetrol, nella Wall System llc, società di diritto statunitense con sede nel Delaware, Stato Usa a tassazione agevolata. Il secondo stratagemma sarebbe stato invece adottato dagli indagati a partire da ottobre 2019, quando una nuova legge ha impedito di utilizzare le dichiarazioni di intento per importazioni e cessioni di carburanti. A quel punto sarebbe stata creata una nuova cartiera, la Inter oil srl con sede a Padova, che avrebbe consentito ad Almi di fatturare senza Iva per effetto della traslazione del debito di imposta sul concessionario. Secondo gli inquirenti, però, Inter oil ha usufruito del regime fiscale che consente di neutralizzare l'Imposta sul valore aggiunto senza averne diritto perché avrebbe presentato all'Agenzia delle entrate una falsa polizza fideiussoria rilasciata dalla società ungherese Cig Pannonia. i sequestriTra i beni per un valore di 100 i milioni di euro sequestrati dalla Finanza ci sono 32 immobili tra cui ville con piscine, auto di lusso e uno yacht di 14 metri.--© RIPRODUZIONE RISERVATA