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Laura Berlinghieri / veneziaSconfortati, disillusi, tagliati fuori dalla politica e dalle sue decisioni. Lasciati all'esterno del recinto di quello che conta. Gaber cantava delle domeniche di sole, quando ci sono le elezioni. La sensazione di poter incidere, con un segno di matita: sensazione inedita per un 18enne. Ma le parole dei ragazzi dipingono giornate di pioggia. «L'emozione è poca. Piuttosto, prevalgono la paura e l'indecisione». Colpa di voi ragazzi o colpa della politica? «Colpa della politica». Sara Neri (18 anni, di Lecco), Beatrice Jacovitz (19 anni, di Mestre) e Alessia Carlassarra (19 anni, di Valdagno), studentesse di Lingue orientali a Ca' Foscari, ne sono sicure. «La politica dovrebbe avere delle priorità - la tutela delle minoranze, i diritti civili - e invece ci sembra che abbia preso una direzione completamente opposta» dicono, a pochi giorni dalla domenica che le proietterà definitivamente nel mondo degli adulti. Consentendo anche ai 18enni, per la prima volta nella storia della Repubblica, di votare anche per il Senato.CLIMA E SANITà: LE PRIORITàLe Università restano ancora un baluardo della sinistra. I ragazzi vivono il mondo che cambia, intercettano e spesso anticipano le priorità. Alla fine, alla politica sarebbe sufficiente andare a traino dei più giovani e delle loro idee.A Tommaso Tess - 22 anni, di Udine, studente di Filosofia - sta a cuore la questione ambientale: «Io ho ideali di sinistra. E voterò per contrastare la destra, pur deluso da questa politica e disilluso. Ma la lotta al cambiamento climatico dovrebbe essere al centro di qualsiasi programma, e invece è ancora interpretata come una lotta di partito, affrontata per questo in maniera troppo superficiale dalla destra».Filippo Mordenti - 22 anni, di Forlì, alla magistrale in Economia e gestione delle arti e delle attività culturali - individua le priorità, a partire dalla sua esperienza: «Ho fatto la triennale a Bologna, mentre ora mi sono trasferito a Venezia. Due regioni confinanti, ma con un sistema sanitario completamente differente, che mi fa apprezzare molto quello con cui mi confrontavo prima» dice, «Per questo per me la priorità deve essere una maggiore regolamentazione dei sistemi di tassazione, per sostenere spese pubbliche prioritarie e non andare incontro al processo di privatizzazione che sta rendendo inaccessibili i servizi di base a chi non se lo può permettere». Tra i ragazzi c'è una coscienza che va ben oltre ciò che li tocca direttamente: «Rendere l'Università gratuita? Non è una priorità, secondo me, la priorità è la sanità» risponde, sicuro, Filippo. Mentre Alessia Carlasarra (19 anni): «Io abbasserei le tasse universitarie e renderei gratuiti i libri negli anni della scuola dell'obbligo».A Ca' Foscari, frequentare l'anno accademico costa in media 1.500 euro, a Padova si può parlare anche di un migliaio di euro in più, poi dipende dalla facoltà. «Ma con gli scaglioni dell'Isee, è possibile affrontare le tasse con equità» dice Tommaso.FUORI SEDE, NON si votaVicino a lui c'è Alessia Cassoni, 22enne di Ancona, sua compagna di facoltà e coinquilina. Condivide le idee dell'amico, ma le sue intenzioni di voto rimarranno in questa intervista: «Non riuscirò a scendere a casa per andare a votare. Mi sento privata di un mio diritto». Gaia Bucceri è nella stessa condizione. «Scendere a casa mia a Siracusa, per votare, mi costerebbe circa 300 euro. Tra l'altro, prenotando un volo con uno scalo. Non me lo posso permettere: né come soldi, né come tempo». Ha 21 anni, studia Lingue e, universitaria a Venezia già da diverso tempo, ha in mente quelle che dovrebbero essere le priorità della politica. «Favorire noi studenti» dice, «Prevedere dei prezzi calmierati per gli affitti, consentire ai ragazzi di vivere in città. Io l'anno scorso pagavo 300 euro, più bollette, per una stanza condivisa, piena di muffa, con l'impalcatura nella camera e l'intonaco che ci cadeva sulla testa. E il mio non è un caso isolato».talenti MORTIFICATiI giovani parlano di giovani. «Perché siamo una generazione che è stata completamente tagliata fuori da tutto» dice Riccardo Cadorin, 24enne trevigiano, studente di Filologia e letteratura italiana, «E infatti, una volta laureato, credo che andrò all'estero, almeno per un periodo. La politica dovrebbe puntare sull'istruzione e sull'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, ma sembra disinteressarsene».Riccardo siede all'esterno della biblioteca Baum. In pausa pranzo, vicino a lui c'è Valentina Modolo, 25enne mestrina, sua compagna di corso. «Sono tornata da poco da Parigi. Ho trascorso nove mesi bellissimi, intensi, dove mi sono sentita gratificata per quello che ho studiato. Qui, invece, sembra che non importi nulla a nessuno. Sono prossima alla laurea, ma percepisco che in tanti ritengono il mio percorso di studi assolutamente inutile. E questa è anche colpa della politica, che castra passioni, propensioni e talenti di noi ragazzi. Con che spirito andrò a votare? Con quello di chi pensa che forse sarebbe meglio lasciare scheda bianca». --© RIPRODUZIONE RISERVATA