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il casoFlavia Amabile INVIATA A BARBARA«Fate il miracolo, questo ci dicono i parenti dei dispersi», racconta Riccardo Pasqualini, sindaco di Barbara, il comune nell'entroterra di Senigallia devastato dall'alluvione del 15 settembre. Abita lì Tiziano Luconi, padre di Mattia, il bambino di 8 anni investito dalla piena mentre era tra le braccia della madre. Da venerdì un gruppo formato dai sommozzatori di Vigili del Fuoco, Carabinieri e Guardia di Finanza cerca lui e Brunella Chiù, 56 anni, anche lei scomparsa mentre rientrava in auto con la figlia. Hanno trovato la ragazza, Noemi Bartolucci di 17 anni, purtroppo senza più vita. Ancora dispersa, invece la madre.Alla fine del quarto giorno di ricerche, inizia a farsi strada lo sconforto. Riccardo Pasqualino è il responsabile della Protezione Civile locale, ha appena terminato di parlare con il gruppo di 14 persone del suo comune che ancora ieri hanno setacciato per tutto il giorno fiume e argini senza alcun risultato. «Purtroppo i miracoli li fa il Padreterno, cercare questi due corpi in una zona così devastata è come cercare un ago in un pagliaio», ammette.L'area dove si sta cercando è estesa oltre 6 chilometri e larga in alcuni punti anche 50-60 metri, l'ampiezza raggiunta dal fiume Nevola durante l'esondazione. Si va dal ponte del Molino a Barbara fino a Castelleone di Suasa, il comune vicino. Qui il fiume è un serpente d'acqua melmosa che corre ripido a valle e lentamente sta tornando nel suo letto. Intorno, argini crollati, arbusti divelti, erbe gialle di fango, alberi carichi di rifiuti depositati dall'onda d'acqua che in alcuni punti ha raggiunto anche i 15 metri. È il territorio dove stanno lavorando da quattro giorni i soccorritori. Paolo Gatti è il capo dei sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Ancona. Riemerge dal fiume fangoso alle sei di sera, dopo otto ore di lavoro interrotte soltanto da un rapido panino a pranzo. Ha 57 anni, 30 dei quali trascorsi in acqua a salvare persone o a effettuare interventi di recupero. «Ricerche come queste ne ho fatte tante ma una forza simile non l'avevo ancora mai vista. Stiamo cercando nel letto del fiume, lungo le sponde ma anche sugli alberi dove l'acqua è arrivata lasciando ogni specie di detriti». Quello di Paolo Gatti e degli altri sommozzatori è un lavoro lungo e lento. Ieri dentro il fiume sono scese tre squadre, una composta da 8 Vigili del Fuoco, una da 7 militari della Guardia di Finanza e l'ultima da 4 carabinieri. «Abbiamo lavorato in sincronia camminando nel corso del fiume, in alcuni punti l'acqua è profonda 80 centimetri, in altri arriva fino a quattro metri. Portiamo con noi una specie di "mezzo marinaio", una pertica di legno che usiamo per capire se sul fondo c'è qualcosa. Toccando, ci rendiamo conto se ci troviamo davanti a un'auto, un albero o un corpo. Se è il caso ci immergiamo, sapendo che nemmeno questo può darci certezze perché la quantità di fango e terra è spaventosa. Domani (oggi, ndr) continueremo sempre nella stessa zona», spiega. Ad aiutare i sommozzatori ci sono gli operatori che manovrano i droni per vedere dall'alto lo stato del fiume e quelli che guidano le ruspe per rimuovere gli accumuli di detriti. Nonostante questo spiegamento di forze, i passi avanti nelle ricerche sono pochi. Non è ancora stata ritrovata nemmeno l'auto di Brunella Chiù. Si procede con attenzione, scandagliando zone anche già esaminate nei giorni scorsi perché il bel tempo sta facendo riemergere pezzi di terra sommersi. A un certo punto ieri c'è stato un momento in cui si è sperato. Uno dei sommozzatori ha individuato un'enorme sacca di detriti lungo uno dei lati. «Tutto mi fa pensare che uno dei corpi sia qui, ha detto», racconta Carlo Manfredi, sindaco di Castelleone di Suasa, ieri anche lui sul luogo delle ricerche. «Abbiamo sperato tutti mentre lui cercava. Invece ancora nulla».Domenica è stato ritrovato lo zaino di Mattia. Si trovava a 8 chilometri dal punto in cui è sparito il piccolo, in una zona non lontana da quella dove è stato trovato il corpo di Noemi Bartolucci. Qualcuno ha pensato che potesse essere un segnale positivo, i soccorritori invece spiegano che purtroppo non è di grande aiuto nelle ricerche: quando la madre ha preso in braccio il piccolo ed è scappata dall'auto per mettersi in salvo, lo zaino è rimasto sul sedile ed è stato trascinato via insieme alla vettura. Per il padre riconoscere lo zaino del figlio è stato un duro colpo. Lui, che non ha mai smesso di credere nella possibilità di ritrovarlo vivo, ha visto la sua speranza vacillare. «È stata una stilettata, un fulmine a ciel sereno», dice. «La speranza però non la lascio mai - aggiunge - spero di ritrovarlo magari svenuto, nascosto perché si è impaurito ed è fuggito da qualche parte. Io continuerò sempre, tornerò in quell'inferno ma lo trovo vivo». --© RIPRODUZIONE RISERVATA