Aperta un'inchiesta anche a Urbino caccia ai documenti

il retroscenaFilippo Fiorini / SENIGALLIA Ora gli elicotteri che sorvolano il Misa non cercano più solo i dispersi, ma controllano anche argini, ponti, opere di contenimento e la foce del fiume che giovedì scorso è esondato, causando almeno 11 morti e danni enormi nel Senigalliese. Le operazioni sono parte di un'inchiesta aperta venerdì dalla Procura di Ancona, che ha già portato i carabinieri in Regione e nei Comuni coinvolti a prelevare documenti, poi alla Protezione civile, per ascoltare un meteorologo, infine sul campo per i sopralluoghi a occhio nudo. All'indagine del capoluogo marchigiano, che potrebbe iscrivere alcuni nomi nel registro già oggi, si è aggiunto ieri il fascicolo della Procura di Urbino, competente per i comuni che per primi hanno subito i nubifragi, poi diventati alluvione a valle.Omicidio colposo plurimo, inondazione colposa, sono i capi su cui si indaga nell'Anconetano, mentre compare solo la seconda ipotesi di reato a Urbino: a Cantiano e Frantone (Pesaro-Urbino) non ci sono state vittime, come invece è accaduto a Ostra, Barbara, Trecastelli, Serra dei Conti, Serra San Quirico e Bettolelle (Ancona). Quando sembra ormai chiaro che non ci siano colpe nell'allerta gialla data la notte del 15, visto che l'intensità dei temporali era impossibile da prevedere, resta in esame il mancato allarme nel tempo trascorso tra le prime piogge e le piene (quattro ore), nonché la manutenzione e messa in opera delle infrastrutture per tenere in sicurezza il fiume, contestata da più parti. --© RIPRODUZIONE RISERVATA