Senza Titolo

La giornataSimona Buscaglia /monzaUna partita ancora tutta da giocare. Ieri a Monza il segretario del Partito democratico Enrico Letta, insieme a 500 sindaci e amministratori locali progressisti, ha ribadito con forza che la vittoria del centrodestra alle elezioni del 25 settembre non è scontata. «Nessun destino è già scritto», ripete dal palco allestito per l'evento "I Comuni per l'Italia", presenti dal primo cittadino di Milano Beppe Sala al bolognese Matteo Lepore, dal torinese Stefano Lorusso al fiorentino Dario Nardella. La cittadina lombarda non è un luogo qualunque, per due motivi. Il primo è che alle scorse elezioni amministrative proprio qui, contro ogni pronostico, il centrosinistra, con l'elezione del «mitico» Paolo Pilotto (aggettivo usato ieri dallo stesso Letta), è riuscito a strappare la città al centrodestra. Il secondo è che, a poco più di trenta chilometri, si svolge in contemporanea lo storico raduno della Lega a Pontida. Così, la contrapposizione tra la piazza di Matteo Salvini e l'"anti-Pontida" del Pd è un tema che ritorna più volte. Tra le differenze strutturali evidenziate subito da Letta spiccano quelle sulla politica estera: «Monza è una grande capitale europea» mentre «Pontida oggi è diventata provincia dell'Ungheria», e aggiunge «noi non vogliamo un'Italia che si leghi all'Ungheria come Salvini propone di fare, non vogliamo un'Italia che strizza l'occhio a Orbán e Putin». Terreno di scontro anche l'approccio alla crisi climatica, grande protagonista degli interventi dal palco, tema reso più che mai attuale dall'alluvione che ha colpito nei giorni scorsi le Marche: «La destra passa il tempo a sfottere sull'ambiente. Non è accettabile questo atteggiamento disfattista e negazionista, che è uno dei tanti elementi di congiunzione della destra italiana con le destre europee e mondiali». A Monza è presente anche la sindaca di Ancona, Valeria Mancinelli, alla quale il segretario dem dedica un applauso della piazza, e dichiara: «affinché non succeda mai più quello che è successo nelle Marche c'è bisogno che l'ambiente non sia più un argomento di serie B». La parola collaborazione è una di quelle più usate da Letta perché, rivolgendosi al "pratone" di Pontida, «l'Italia non uscirà dalla crisi che sta vivendo con uno scontro tra il partito del Nord e quello del Sud. L'Italia è una e solo il Pd è un grande partito nazionale che la tiene unita». Nella cittadina lombarda Letta (accolto dalle note di Life is life, a bordo del tanto criticato ecobus) raduna la sinistra del «buon governo» delle città per cercare di far breccia anche nella zona grigia dell'elettorato: «In qualunque sondaggio il primo partito è sempre quello degli astensionisti o di chi non sa ancora chi votare: dobbiamo convincere chi non ha ancora deciso, fargli vedere la concretezza delle nostre proposte e della buona amministrazione». A incitare nel modo più colorito la comunità dem è il sindaco di Bari, Antonio Decaro: «Forrest Gump dev'essere la metafora degli ultimi giorni della nostra campagna elettorale: nessuno avrebbe scommesso su di lui, ma Forrest comincia a correre e compie un'impresa straordinaria». La «società più giusta e inclusiva» di cui parla Letta passa anche da «una sanità pubblica che funziona» e «una maggiore attenzione ai territori» in cui i soldi del Pnrr «vogliamo che siano ben usati». Su questo punto il segretario del Pd torna anche nel pomeriggio, nel suo intervento al programma tv Mezz'ora in più: «La storia di rinegoziare il Pnrr per il nostro Paese è una iattura, i soldi dobbiamo spenderli, non come abbiamo fatto in passato». Nella trasmissione televisiva su Rai 3 non risparmia poi una frecciatina anche alla leader di FdI. Secondo Letta, Giorgia Meloni non sarebbe una rottura con la «politica maschilista» perché «non mette in discussione "Dio, patria e famiglia" e quel concetto di struttura patriarcale della nostra società». --© RIPRODUZIONE RISERVATA